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BMW 3.0 CSL ”Batmobile”: l’auto della svolta

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La storia della BMW 3.0 CSL ”Batmobile” va oltre la sua concezione stradale. Quest’auto è stata concepita per dominare le competizioni, per lasciare il segno nelle piste di tutto il mondo. La produzione di questa vettura è stata limitata, con molti esemplari destinati a piloti privati e pochi a disposizione del costruttore tedesco per ottenere l’omologazione FIA nelle corse.


Il ruggito delle super sportive degli Anni ’70 risuona ancora oggi nell’immaginario degli appassionati, e nel cuore di molti di loro batte il rombo inconfondibile della BMW 3.0 CSL (foto RM Sotheby’s). Quest’auto, iconica e leggendaria, incarna lo spirito di un’epoca d’oro dell’automobilismo, dove la competizione era al centro di ogni progetto e la ricerca della perfezione tecnica e prestazionale non conosceva limiti. All’interno di questa vettura quasi spartana, si cela un’anima ribelle, fedele al significato della sua sigla: Coupé Sport Leichtbau, tradotto letteralmente significa “Coupé Sportiva Leggera”. La filosofia di leggerezza permea ogni aspetto della 3.0 CSL, con una riduzione degli optional e l’utilizzo di materiali leggeri come l’alluminio nella carrozzeria.

Ma la storia della BMW 3.0 CSL va oltre la sua concezione stradale. Quest’auto è stata concepita per dominare le competizioni, per lasciare il segno nelle piste di tutto il mondo. La produzione di questa vettura è stata limitata, con molti esemplari destinati a piloti privati e pochi a disposizione del costruttore tedesco per ottenere l’omologazione FIA nelle corse. È interessante notare che, nonostante il suo status di icona del passato, sono rimasti davvero pochi esemplari originali della BMW 3.0 CSL. Uno di questi rarissimi gioielli è stato custodito a Modena, nella sede del Club 02 di Giuliano Giuliani, testimone tangibile di un’epoca gloriosa dell’automobilismo.

Giuliano Giuliani, preparatore emiliano, ricorda quegli anni come un periodo dominato dallo strapotere Ford nelle competizioni. La BMW si dimostrava competitiva solo nella sua categoria, ma non nella lotta per la classifica assoluta. Questa situazione era inaccettabile per i bavaresi, che decisero di sviluppare una versione da competizione della coupé E9. Nasce così la CSL, un’auto nata con il DNA delle corse, senza compromessi e con una sola missione: vincere.

La BMW 3.0 CSL Batmobile fa parte di una famiglia di vetture racchiuse nella sigla progettuale E9, prodotte tra il 1968 e il 1976. Questa famiglia include una varietà di modelli, tra cui la 2.8 CS, la 3.0 CS, la 3.0 CSi, la 3.0 CSL e la 3.0 CSLi. La diversità di questi esemplari spesso confonde gli appassionati, ma per comprendere appieno la storia della CSL è necessario fare riferimento alla sua fiche di omologazione FIA numero 1648 Gruppo 2 Turismo Speciale, datata 1 dicembre 1971.

Questo documento rivela l’essenza della BMW 3.0 CSL come un’auto destinata alle corse. La sua trasformazione in un “mostro” da pista non rappresenta un lavoro difficile per i tecnici del reparto sportivo bavarese, considerando che la versione stradale già possiede una forte vocazione sportiva. La CSL è stata concepita per essere un dominatore assoluto delle competizioni, con caratteristiche tecniche e prestazionali progettate appositamente per trionfare sulle piste di tutto il mondo. La BMW 3.0 CSL rappresenta un’icona intramontabile dell’automobilismo sportivo degli Anni ’70, una vettura leggendaria che continua a incantare gli appassionati con il suo fascino senza tempo e la sua straordinaria eredità nelle competizioni automobilistiche.

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Il motore della BMW 3.0 CSL Batmobile

Al frontale ci pensa Michelotti

Prima di immergerci nella storia affascinante e ricca di successi della BMW 3.0 CSL Batmobile, è essenziale porci una domanda fondamentale: perché la BMW ha deciso di produrre solamente 1096 unità, di cui 929 stradali e 167 in configurazione Batmobile? Questa scelta rispecchia una strategia mirata del costruttore tedesco, che ha perseguito due obiettivi ambiziosi: creare un’auto destinata a dominare le competizioni e rivoluzionare il segmento di mercato della 2000 CS, alla ricerca di una successiva erede delle sfortunate 3200 CS e Glas 3000 V8.

Questo periodo storico segna il tramonto della 2000 CS, un’auto ancora popolare ma ormai superata. La BMW decide di adottare motorizzazioni sei cilindri in linea da 2800 centimetri cubici, avviando così il progetto che porterà alla nascita di un’auto leggendaria. Ma la svolta decisiva avviene con l’intervento del celebre designer torinese Giovanni Michelotti.

Michelotti, con la sua genialità, ridisegna l’intera carrozzeria della vettura, abbandonando i fari rettangolari e la mascherina limitata al doppio “rene” tipica della BMW dell’epoca. Opta invece per un audace frontale a freccia con mascherina nera opaca e quattro fari circolari, conferendo un’immagine aggressiva e distintiva alla vettura. Il risultato è sbalorditivo: interni lussuosi e un’estetica che richiama l’ammiraglia della famiglia E3, tanto che il pubblico identifica spesso questa nuova E9 come la versione coupé della E3.

Così nasce la “neue sechs” o “new six”, una sorta di famiglia allargata legata all’adozione della nuova generazione di motori a sei cilindri. Questa nuova serie rappresenta un’evoluzione della meccanica delle “Neue klasse”, una famiglia di modelli di fascia mediamente alta prodotta tra il 1961 e il 1972, contrassegnata internamente dalla Casa con il codice E115, e le sue varianti E116, E118, E121, e la coupé E120.

La BMW 3.0 CSL Batmobile emerge così come un’icona senza tempo, un’auto nata per dominare le competizioni e per affascinare gli appassionati di auto sportive di tutto il mondo. Il suo design rivoluzionario e le sue prestazioni straordinarie l’hanno resa una leggenda dell’automobilismo degli anni ’70, mentre il suo status di veicolo raro e ambito la rende ancora oggi un tesoro per gli appassionati di auto d’epoca. La sua epopea continua a ispirare e incantare, testimoniando il potere dell’ingegno umano e della passione per la velocità e la bellezza delle automobili.

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BMW 3.0 CSL Batmobile

Altro che sportiva stradale

La 2800 CS del 1968, equipaggiata con il sei cilindri monoalbero di 2788 centimetri cubici da 170 cavalli, è quindi la progenitrice della 3.0 CSL. Nel 1971 arrivano la 3.0 CS, spinta da un propulsore di 2986 cc alimentato a carburatori e in grado di erogare 180 cavalli, e la CSi, motore identico ma con iniezione meccanica e 200 cavalli a disposizione. Passa poco meno di un anno e nasce la CSL, una coupé che in realtà non ha come obiettivo primario il mercato delle quattro ruote, bensì quello di battere Ford nella serie continentale e dare fastidio a Porsche nel Mondiale Marche. Innovative le soluzioni adottate: carrozzeria alleggerita di 130 chili. Sulla versione da gara, cofani e portiere sono in alluminio, finestrini e lunotto in plexiglass. Il tutto in ossequio alla lettera “L” della sigla CSL, che significa appunto leggera.

La 3.0 CSL è la base per la versione da schierare al via del Campionato europeo. Adotta il motore ancora a carburatori (più facili da regolare in gara rispetto all’iniezione meccanica) della CS. Si riconosce per i paraurti sottili e verniciati di nero opaco, la fascia adesiva laterale nera e i passaruota cromati. Gli interni sono identici a quelli delle versioni normali, se si fa eccezione per i sedili sportivi in pelle e tessuto ed il volante racing. Dopo pochi mesi, siamo sempre nel 1972, la Bmw aumenta la cilindrata della CSL e adotta l’iniezione elettronica. Il propulsore cresce dai 2986 ai 3003 centimetri cubici e la Casa di Monaco chiede l’omologazione nella “Classe oltre 3000”. Il regolamento di quella categoria gli consente di portare la cilindrata del motore fino a 3,5 litri. La nuova sigla che contraddistingue il “mostro” è CSLi.

Nel 1973 arriva un’altra evoluzione, ma ben più complessa di quella dell’anno precedente. Gli ingegneri bavaresi rivedono in profondità il motore della CSLi e lo portano a 3153 centimetri cubici. La potenza massima cresce fino a 206 cavalli. Si cerca di migliorare anche l’efficienza aerodinamica del modello, sulla base dei risultati dati dalla prima stagione di gare. Così si sviluppa un kit che comprende la carenatura parziale del sottoscocca, l’eliminazione dei paraurti in favore dello spoiler anteriore, oltre che dell’alettone posteriore di grandi dimensioni e del deflettore posteriore del tetto. Vengono aggiunte delle fasce rosse, azzurre e blu, che conferiscono al veicolo un forte richiamo sportivo (disponibili solo sulle colorazioni bianche o argento). Nasce la “mitica” Batmobile.

Spartana sì, ma non troppo

La carrozzeria della 3.0 CSL trovata da Grace è in condizioni perfette, molto curata in tutti i suoi particolari. Aprendo le portiere non si può fare a meno di notare le piastre di protezione in alluminio lucidato sulle battute e i battitacco. Il secondo particolare che balza immediatamente agli occhi sono i vetri laterali, che non hanno le cornici e si aprono integralmente. I sedili anatomici che troviamo su questo modello sono interamente in pelle ed è difficile dire se sono stati rifatti o se sono optional originali, visto che il Costruttore per questa versione parla esplicitamente di sedili in tessuto e pelle. La conformazione è però quella originale. Si vede che sono fatti apposta per sostenere pilota e passeggero durante una gara di velocità in circuito. E si rivelano stranamente comodi, oltre che regolabili. Ben in evidenza c’è anche la leva del cambio, adagiata sul tunnel centrale.

La CSL nelle corse

Da quando inizia a correre, la versione da competizione della 3.0 CSL fa man bassa nei Gruppi 2 e 5 del Campionato europeo turismo. La Batmobile dimostra di non avere rivali. Si aggiudica perentoriamente sei titoli consecutivi e diventa leader incontrastata dal 1973 al 1979, anno in cui scade la sua omologazione. In quel periodo neppure la potente e più che competitiva Ford Capri RS riesce ad imporsi sulla rivale tedesca. Un’ultima curiosità che ancora oggi agli esperti piace sottolineare, per confermare la caratteristica corsaiola della vettura bavarese: gli ultimi tre successi della Batmobile nella serie continentale, quelli vinti dal 1977 al 1979, vengono definiti “postumi”, perché tutte le versioni che fanno capo alla sigla progettuale E9 escono dai listini della Casa nel 1976.