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De Tomaso Pantera da corsa: non solo GT4 e Gruppo 4

De Tomaso Pantera Gruppo 4

Il cuore pulsante di una delle più potenti De Tomaso Pantera da corsa, la GT4, era il suo motore V8 Ford Cleveland, potente e affidabile, capace di erogare prestazioni mozzafiato su ogni tracciato. Ma non era solo la potenza a distinguere questa vettura: era anche la sua agilità, la sua maneggevolezza e il suo design innovativo.

Considerato l’amore profondamente radicato di Alejandro De Tomaso per le corse, non fu una sorpresa quando alla fine del 1971 fu inaugurata una Pantera da competizione . Costruita per competere nell’ormai leggendaria categoria Gruppo 4 della FIA, avrebbe dovuto affrontare in particolare le auto da corsa costruite in fabbrica da Ferrari, Porsche e Chevrolet.

Negli anni ’70, l’automobilismo era dominato da una feroce competizione tra le grandi case automobilistiche del mondo. In questo contesto adrenalinico e competitivo, la De Tomaso Pantera da corsa emerge come una potente forza, pronta a sfidare i giganti dell’industria automobilistica su piste di tutto il mondo. La sua storia affascinante e la sua leggenda sono intrecciate con la nascita della De Tomaso Pantera GT4, una vettura da corsa che ha scritto pagine indelebili nella storia dell’automobilismo sportivo.

Tutto ebbe inizio alla fine del 1971, quando Alejandro De Tomaso, l’uomo dietro il marchio, decise di trasformare la sua iconica Pantera in una macchina da corsa destinata a competere nel Gruppo 4, una nuova categoria del Campionato del Mondo Sport Prototipi, sancita dalla Federazione Internazionale dell’Automobile (FIA). La sfida era ardua: Ferrari, Porsche e Chevrolet Corvette dominavano le competizioni, ma De Tomaso era determinato a mettersi alla pari con loro e a conquistare il podio.

Così nacque la De Tomaso Pantera GT4, una vettura da corsa costruita con l’intento di combattere sul campo di gara con ferocia e determinazione. Il progetto fu ambizioso: inizialmente, solo sei esemplari vennero realizzati con l’omologazione per l’uso stradale, seguiti da otto vetture progettate esclusivamente per le competizioni, con differenze minime ma cruciali tra loro.

Il periodo di produzione delle quattordici vetture spaziò dal dicembre 1971 al dicembre 1972, con ogni esemplare destinato a un futuro glorioso sulle piste di tutto il mondo. I piloti privati, tra cui spiccavano nomi del calibro di Herbert Muller, Vincenzo “Pooky” Cazzago e Aldo “Alval” Valtellina, insieme agli importatori De Tomaso per la Spagna, la Francia e il Belgio, si preparavano a portare la Pantera GT4 alle vette della gloria automobilistica.

Il cuore pulsante della Pantera GT4 era il suo motore V8 Ford Cleveland, potente e affidabile, capace di erogare prestazioni mozzafiato su ogni tracciato. Ma non era solo la potenza a distinguere questa vettura: era anche la sua agilità, la sua maneggevolezza e il suo design innovativo che la rendevano una forza da non sottovalutare sulle curve e sui rettilinei delle piste di tutto il mondo.

Le vittorie della Pantera GT4 contribuirono a forgiare la leggenda della De Tomaso, confermando il marchio come una forza da non sottovalutare nell’arena dell’automobilismo sportivo. Ogni vittoria, ogni podio, era una testimonianza del talento e della determinazione di Alejandro De Tomaso e del suo team di ingegneri e piloti, che avevano trasformato un sogno in una realtà trionfante.

Oggi, la memoria della Pantera GT4 vive nei cuori degli appassionati di auto d’epoca e nei musei di tutto il mondo, come una testimonianza tangibile della gloria e del successo della De Tomaso nel mondo delle corse. È una storia di passione, di innovazione e di audacia, che continua a ispirare generazioni di appassionati di motori e a far battere più forte il cuore degli amanti delle corse automobilistiche. La De Tomaso Pantera GT4 rimarrà per sempre un simbolo indelebile della grandeza dell’automobilismo italiano e internazionale.

De Tomaso Pantera Gruppo 4
De Tomaso Pantera Gruppo 4

La tecnica delle Pantera da corsa

Nel mondo delle corse automobilistiche, ogni dettaglio conta. Ogni singolo componente, ogni modifica apportata a un’auto da competizione può fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta. E quando si tratta della leggendaria De Tomaso Pantera GT4, ogni aspetto è stato studiato e perfezionato per portare questa macchina al vertice delle competizioni.

La base di partenza per questa vettura da corsa era il telaio Tipo 874A, che è stato sottoposto a un rigoroso processo di alleggerimento. Mediante un esteso lavoro di foratura dei lamierati, il telaio è stato reso più leggero senza compromettere la sua resistenza strutturale. Questa è stata solo la punta dell’iceberg di una serie di modifiche che avrebbero trasformato la Pantera in una vera e propria belva da pista.

Le sospensioni sono state ribassate e dotate di ampie possibilità di regolazione, mentre nuove barre antirollio e ammortizzatori Köni, anch’essi regolabili, sono stati installati per garantire una tenuta di strada ottimale in ogni situazione. Lo sterzo è stato reso più diretto per consentire al pilota di affrontare le curve con precisione millimetrica, mentre i dischi freno maggiorati e ventilati della Lockheed assicurano una frenata potente e affidabile.

Ma le modifiche non si sono fermate qui. La carrozzeria originaria in acciaio è stata alleggerita ulteriormente, privata dei paraurti e priva di trattamento antiruggine e isolante acustico. Cofani e portiere sono stati realizzati in lega leggera, mentre all’interno dell’abitacolo sono rimasti solo il cruscotto, i sedili da corsa, il volante rimpicciolito e il roll-bar di sicurezza.

Tutto questo lavoro di preparazione ha portato la vettura a un peso incredibilmente leggero di circa 1100 kg, suscitando timore negli avversari e spingendo la Porsche a fare pressioni sulla FIA per imporre un peso minimo alla GT4 di 1250 kg. Di fronte a questa sfida, De Tomaso è stato costretto a dotare la sua vettura di un motore altamente elaborato per migliorare il rapporto peso/potenza e mantenere la competitività.

Alla fine fu deciso che i motori Boss 351 preparati da Bud Moore sarebbero stati installati a Modena. Vantavano alberi a camme e molle delle valvole da corsa completi, pistoni forgiati TRW, coppe dell’olio di grande capacità e valvole in titanio. Bud Moore ha anche montato un singolo carburatore Holley Racing 1150 CFM a quattro barili e ha aumentato la compressione fino a 12,0:1. La cilindrata è rimasta inalterata rispetto ai 5763 cc della Pantera di serie grazie ad alesaggio e corsa di 101,6 mm x 88,9 mm. Altre caratteristiche standard mantenute includevano bilancieri, bielle, punterie solide e albero motore.

Per la carrozzeria furono utilizzati rivestimenti standard in acciaio prelevati dalla linea di produzione e dotati di cofani anteriori, cofani motore e porte in lega leggera. Le prolunghe bulbose del passaruota in fibra di vetro sono state rivettate per accogliere le larghe ruote Campagnolo e conferivano all’auto un aspetto estremamente aggressivo, esaltato dal profondo spoiler anteriore e dalla finitura nera opaca per il cofano anteriore, la copertura del motore e le soglie. Non sono stati montati paraurti anteriori né applicato alcun antiruggine, le Pantera del Gruppo 4 utilizzavano due tipi di luci posteriori, alcune delle prime auto ottennero gruppi divisi verticalmente come nella foto qui, altre ottennero elementi in stile produzione.

L’abitacolo è stato messo a nudo e non ha ricevuto alcun isolamento acustico di cui parlare, solo il cruscotto rivestito in vinile di serie e la console centrale rimasti dalla Pantera di produzione. Sono stati installati sedili avvolgenti leggeri con supporti in vinile e parti centrali in tessuto insieme a rivestimenti delle portiere più semplici, finestrini laterali in plexiglas e un volante di piccolo diametro. Ogni vettura era inoltre dotata di pedali in alluminio forati, roll-bar, imbracature di sicurezza e un interruttore di interruzione collegato nel punto in cui originariamente sarebbe stata la radio. La prima delle 14 vetture (telaio 2263) fu completata il 12 dicembre 1971, l’ultima (2874) venne lanciata poco più di un anno dopo, il 22 dicembre 1972.

E così, la De Tomaso Pantera GT4 è diventata una macchina da corsa leggera, agile e potente, pronta a dominare le piste di tutto il mondo. Con la sua combinazione unica di prestazioni e maneggevolezza, questa iconica vettura ha scritto pagine indelebili nella storia dell’automobilismo sportivo e continua a ispirare gli appassionati di corse automobilistiche ancora oggi.

Il motore della De Tomaso Pantera

Nel mondo dell’automobilismo sportivo, la ricerca della potenza perfetta è una costante. E quando si tratta della leggendaria De Tomaso Pantera, questa ricerca ha portato l’azienda a collaborare con i migliori preparatori statunitensi per ottenere un motore che facesse al caso suo. Il risultato? Una macchina da corsa che ha fatto tremare i suoi avversari sulle piste di tutto il mondo.

L’azienda si rivolse al mercato dei preparatori statunitensi con una richiesta precisa: un motore che potesse garantire prestazioni straordinarie, senza compromettere la affidabilità e la maneggevolezza della vettura. La scelta cadde sul propulsore Ford Boss 351, elaborato da Bud Moore, uno dei nomi più rispettati nel mondo delle corse automobilistiche.

I propulsori forniti da Moore erano veri gioielli di ingegneria: alberi a camme e molle da competizione, valvole in titanio, pistoni forgiati e coppa dell’olio maggiorata. La cilindrata rimase invariata rispetto al motore di serie, ma il rapporto di compressione venne portato a 12.0:1 e il carburatore fu sostituito con un quadricorpo Holley Racing 1150 CFM. Il risultato? Una potenza incredibile di 440 CV a 7000 giri/minuto, capaci di spingere la Pantera a una velocità di 290 km/h sul rettilineo dell’Hunaudières durante la 24 Ore di Le Mans del 1972.

Ma l’evoluzione non si fermò qui. Per la stagione 1973, la De Tomaso decise di produrre in proprio i motori da competizione, introducendo importanti migliorie per aumentare la potenza e l’affidabilità. I motori vennero dotati di lubrificazione a carter secco, alimentazione tramite quattro carburatori a doppio corpo Weber 48 IDA, testate lavorate e un nuovo impianto di scarico. Il risultato fu un ulteriore aumento della potenza fino a 490 CV a 7000 giri/minuto.

Tuttavia, questa potenza straordinaria richiese anche una trasmissione rinforzata per reggere alla enorme coppia sviluppata dal motore. La ZF, rinomata casa tedesca specializzata in trasmissioni, fu incaricata di produrre una specifica trasmissione a 5 rapporti in grado di gestire la potenza e la coppia della Pantera da competizione.

Così, grazie alla collaborazione tra De Tomaso e i preparatori statunitensi, la Pantera si trasformò in una vera e propria belva da corsa, pronta a dominare le piste e a scrivere pagine indelebili nella storia dell’automobilismo sportivo. La ricerca della potenza perfetta aveva trovato la sua realizzazione nella De Tomaso Pantera.

De Tomaso Pantera Gruppo 5
De Tomaso Pantera Gruppo 5

Una bella carriera agonistica

Nel vasto panorama delle corse automobilistiche, poche vetture hanno lasciato un’impronta così indelebile come la De Tomaso Pantera. Con il suo design affascinante e le prestazioni mozzafiato, questa vettura è diventata un’icona del motorsport, dominando le piste di tutto il mondo e conquistando il cuore degli appassionati di automobili sportive.

L’epopea della Pantera iniziò nel 1972, quando la vettura fece il suo debutto ufficiale sulle piste durante le prove della leggendaria 24 Ore di Le Mans. Qui, pilotata da Herbie Muller e Mike Parkes, la Pantera stupì tutti ottenendo il quinto tempo assoluto e il miglior tempo della propria classe, dimostrando fin da subito il suo potenziale agonistico.

Ma fu solo l’inizio. Il vero battesimo del fuoco avvenne al secondo appuntamento della stagione inaugurale del FIA European Trophy for Grand Touring Cars, sul circuito di Montlhéry. Qui, tre esemplari della Pantera si misero in mostra, ottenendo risultati misti ma promettenti. La vittoria di classe nelle 1000 km di Monza, di Spa e all’Österreichring segnò l’inizio di un periodo di successi per la Pantera, che si rivelò una forza da non sottovalutare sulle piste di tutto il mondo.

Nonostante il successo, la strada per la gloria non fu priva di ostacoli. A Le Mans, la Pantera subì una disfatta con una sola vettura al traguardo su quattro, sconfitta nella sua classe da una Chevrolet Corvette ZL1. Ma la Pantera non si lasciò abbattere dalle sconfitte. Il suo vero potenziale si sarebbe rivelato in una nuova serie di gare, più simili ad eventi sprint che a vere e proprie maratone endurance.

Fu così che venne approntata una vettura “ufficiale” per la stagione 1973, evoluta nel motore e schierata in tre gare dell’europeo GT con piloti del calibro di Mike Parkes e Clay Regazzoni, che ottennero vittorie importanti a Imola e all’Hockenheimring. La stessa vettura fu poi ceduta alla scuderia italiana Jolly Club e iscritta al Giro automobilistico d’Italia, dove conquistò la vittoria assoluta, dimostrando ancora una volta la sua superiorità sulle strade italiane.

Ma la storia della Pantera non si fermò qui. Nel 1976 alcuni esemplari furono convertiti alle specifiche del nuovo Gruppo 5, riservato a vetture Silhouette, dando nuova competitività alla vettura. La Pantera conquistò podi e vittorie nei campionati italiano e portoghese di categoria, confermandosi ancora una volta come una delle vetture più temute e rispettate nei paddock di tutto il mondo.

La De Tomaso Pantera non era solo una vettura da corsa, ma una leggenda vivente, un simbolo di potenza, prestazioni e successo. E anche oggi, a distanza di anni, il suo nome risuona ancora nei cuori degli appassionati di corse automobilistiche, testimone di un’epoca d’oro del motorsport. La Pantera resterà per sempre incisa nella storia come una delle più grandi icone delle corse automobilistiche di tutti i tempi.

Altre varianti di interesse

La De Tomaso Pantera ha sempre rappresentato un’icona nell’universo delle corse automobilistiche. Ma oltre alle versioni ufficiali da competizione, numerosi proprietari e preparatori hanno portato avanti progetti di elaborazione estrema, dando vita a varianti uniche e affascinanti.

Una delle principali aree di interesse è stata l’adattamento della Pantera alle specifiche dei diversi campionati, sia europei che nordamericani. Molti proprietari, sia in Europa che negli Stati Uniti, hanno elaborato le loro vetture per competere nei vari gruppi regolamentari, come il Gruppo 3 in Europa e le categorie GTO, GTU e GTX nel campionato IMSA nordamericano. Queste modifiche hanno reso la Pantera un’auto versatile e competitiva su molteplici fronti.

Ma ci sono stati anche progetti più radicali e estremi. Nel 1979, i preparatori William Sala e Giovanni Marverti hanno realizzato una Pantera Gruppo 5, partendo da un telaio fornito direttamente dalla casa madre De Tomaso. Anche se non hanno ottenuto risultati di rilievo, la vettura è stata successivamente convertita in una Gruppo C per la stagione 1983, dimostrando la versatilità e l’adattabilità della piattaforma Pantera a diverse categorie di corse.

Un altro esempio degno di nota è stato l’exploit dell’importatore australiano della De Tomaso, che ha creato un’auto da corsa partendo da una scocca alleggerita di una Pantera. Mantenendo solo il numero minimo di parti richieste dal regolamento, è stata creata una vettura competitiva per gareggiare nell’Australian GT Championship. Il progettista Barry Lock ha realizzato un telaio monoscocca separato, completato con componenti originali e un’innovativa aerodinamica ad effetto suolo. Con una potenza di oltre 600 CV e un peso di soli 900 kg, la vettura, ribattezzata “La Pantera Bianca”, ha dominato tutte le gare a cui ha preso parte nel 1985.

Tuttavia, la storia della Pantera Bianca ebbe una fine prematura. Un cambio regolamentare che bandì l’uso dell’effetto suolo mise fine alla sua carriera nelle corse, segnando il termine di una delle più straordinarie evoluzioni della De Tomaso Pantera nel mondo delle corse automobilistiche.

Questi progetti dimostrano la passione e la creatività degli appassionati e dei preparatori nel portare avanti il mito della De Tomaso Pantera, trasformandola in una delle vetture più versatili e competitive della sua epoca. Con una combinazione di ingegno tecnico e determinazione, hanno ampliato i confini della competizione e reso la Pantera una leggenda senza tempo nel mondo delle corse automobilistiche.