,

De Tomaso Pantera: la GT made in Italy che faceva paura

De Tomaso Pantera

La vera anima della Pantera era il suo cuore meccanico. Il poderoso V8 Ford Cleveland 351, con i suoi 330 cavalli di pura potenza, era il motore che faceva battere il cuore della belva. Alimentato da un imponente carburatore, questo propulsore era il braccio armato della vettura, pronto a sfrecciare sulle strade con una determinazione senza pari.

Nel cuore delle colline emiliane, tra le pieghe della campagna, sorgeva la fabbrica della De Tomaso, un’azienda giovane ma ambiziosa, pronta a dimostrare al mondo la sua capacità di creare automobili che avrebbero segnato un’epoca. Era il periodo incandescente dei primi anni ’70, un’epoca di cambiamento e di sfide, in cui la competizione nel mondo automobilistico era feroce. In questo scenario, la Ford, gigante americano dell’industria automobilistica, decise di lanciare un’arma nuova: la “Pantera”.

La nascita della “Pantera” fu una sinfonia di collaborazioni e visioni, un’armonia di tecnologia e stile che avrebbe lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’automobile. Era il frutto di un connubio tra la maestria della Ford, desiderosa di consolidare il suo successo europeo e contrastare la dominanza della Corvette americana, e l’ingegno degli artigiani emiliani, pronti a mettere in gioco la loro abilità nella realizzazione di un’auto da sogno.

Fu così che la De Tomaso, sotto la guida illuminata di Gianpaolo Dallara, si mise all’opera. Con l’esperienza acquisita dalla precedente “Mangusta”, il team tecnico cominciò a plasmare il sogno della “Pantera”. Fu un lavoro titanico, un susseguirsi di idee e di sperimentazioni, finché finalmente il prototipo prese forma. Era una visione futuristica, una fusione di potenza e eleganza, incastonata in una carrozzeria dalle linee affilate, disegnate con maestria da Tom Tjaarda.

Ma la vera anima della “Pantera” era il suo cuore meccanico. Il poderoso V8 Ford Cleveland 351, con i suoi 330 cavalli di pura potenza, era il motore che faceva battere il cuore della belva. Alimentato da un imponente carburatore Holley quadricorpo, questo propulsore era il braccio armato della vettura, pronto a sfrecciare sulle strade con una determinazione senza pari.

Le caratteristiche tecniche della “Pantera” erano il riflesso della sua natura sportiva e innovativa. La trazione posteriore, le sospensioni a triangoli sovrapposti, i freni a disco autoventilati, il cambio manuale a 5 rapporti sincronizzati ZF e il differenziale autobloccante erano tutti dettagli pensati per garantire prestazioni eccellenti e un’esperienza di guida senza compromessi.

Nella primavera del 1971, la “Pantera” fece il suo debutto sul mercato, suscitando un’emozione senza precedenti. Era come se un fulmine scagliato dall’Olimpo dell’automobilismo avesse colpito la terra, lasciando dietro di sé una scia di ammirazione e di desiderio. Gli appassionati di auto di tutto il mondo si affrettarono ad avere tra le mani questo gioiello tecnologico, desiderosi di sentire la potenza del suo motore ruggire sotto il cofano.

Ma la storia della “Pantera” non si fermò al suo lancio. Nel corso degli anni, questa vettura avrebbe continuato a evolversi, a crescere e a conquistare nuovi traguardi. Sulle piste di gara e sulle strade di tutto il mondo, la sua leggenda si sarebbe fatta sempre più grande, trasformandola in un’icona dell’automobilismo sportivo.

E così, mentre il tempo scorreva e le mode cambiavano, la “Pantera” rimase immutata nel suo fascino intramontabile, una testimonianza vivente dell’ingegno umano e della passione per la velocità. E anche oggi, mentre le strade del mondo sono solcate da nuove generazioni di auto, il rombo del suo motore continua a echeggiare nei cuori di coloro che hanno avuto il privilegio di guidarla, ricordando loro che, anche nell’era dei motori elettrici e dell’automazione, c’è ancora spazio per il sogno e per l’avventura.

V12 e V8, la concorrenza della Pantera

La storia della De Tomaso Pantera è una saga di contrasti e conquiste, di sfide e trionfi che hanno segnato l’epopea delle supercar degli anni ’70 e ’80. Nata sotto il segno della collaborazione tra la De Tomaso e la Ford, la Pantera ha subito il giudizio critico dei “puristi” dell’automobilismo, che vedevano nel suo motore V8 Ford Cleveland una limitazione rispetto alle prestigiose V12 Ferrari e Lamborghini o ai V8 Maserati.

Tuttavia, la Pantera aveva il suo fascino unico, un’anima ribelle che la rendeva desiderabile agli occhi dei piloti coraggiosi e degli appassionati di motori potenti. Il motore Cleveland, con la sua semplicità, robustezza e possibilità di elaborazione, si rivelò un’arma segreta nelle mani dei preparatori, che la trasformarono in una vera e propria macchina da corsa, pronta a sfidare i giganti dell’automobilismo su piste di tutto il mondo.

Nei primi anni di commercializzazione, quando la Ford forniva il suo sostegno ufficiale, la Pantera compensava la sua relativa semplicità tecnica con un prezzo più accessibile rispetto alle rivali italiane. La maggior parte delle vendite, ben il 80%, avveniva negli Stati Uniti, dove la vettura era commercializzata come Lincoln-Mercury De Tomaso Pantera e dove trovava la sua principale avversaria nella Chevrolet Corvette.

Ma la Pantera non era solo una macchina da corsa. Era un’icona di stile e di libertà, capace di conquistare anche i cuori più romantici. La celebre The Love Machine, una Pantera dipinta di rosa confetto e consegnata nel 1972 alla playmate e attrice Liv Lindeland, è diventata un simbolo dell’epoca, un’immagine indelebile della libertà e della spensieratezza degli anni ’70.

Con il passare degli anni, la produzione della Pantera subì un declino, sia a causa della perdita del sostegno ufficiale della Ford, sia per l’aumento del prezzo che la rese meno accessibile al grande pubblico. Tuttavia, il suo spirito indomito continuò a bruciare nelle corse e nelle menti degli appassionati, che conservano ancora oggi il ricordo della Pantera come un’icona intramontabile dell’automobilismo italiano e internazionale.

De Tomaso Pantera
De Tomaso Pantera

L’evoluzione della De Tomaso Pantera

Era il 1974 e il mondo dell’automobile era in fermento. La crisi petrolifera del ’73 aveva scosso l’industria automobilistica, obbligando i costruttori a rivedere le proprie strategie e a adattarsi a nuove normative sempre più stringenti. Anche la De Tomaso, pur conscia delle sfide che si presentavano, non era disposta a rinunciare al suo gioiello più prezioso: la Pantera.

Mentre il vento del cambiamento soffiava forte sul settore automobilistico, Alejandro De Tomaso, uomo di visione e tenacia, si mise in contatto con il progettista Tom Tjaarda della Carrozzeria Ghia. Era tempo di rinnovare la Pantera, di adattarla ai tempi moderni senza perdere l’essenza che l’aveva resa una leggenda delle strade.

Il risultato di questa collaborazione fu la nascita della Pantera II, presentata con orgoglio al salone dell’automobile di Los Angeles del 1974. La nuova versione della Pantera era un connubio di innovazione e tradizione, un’evoluzione studiata nei minimi dettagli per rispondere alle esigenze del mercato e alle normative in continua evoluzione.

I nuovi paraurti, integrati con sapienza nel design della vettura, rispondevano alle rigide norme di sicurezza imposte dalle autorità, senza compromettere l’eleganza e l’aggressività che avevano reso la Pantera un’icona. La parte posteriore, ispirata alla raffinata linea della Maserati Merak, conferiva alla vettura un tocco di raffinatezza e di sportività allo stesso tempo.

Ma la Pantera II non era solo una questione di estetica. Alejandro De Tomaso e il suo team avevano lavorato duramente anche sulle prestazioni e sulla qualità costruttiva della vettura. L’obiettivo era chiaro: offrire agli appassionati di auto un’esperienza di guida senza compromessi, in grado di coniugare potenza, maneggevolezza e sicurezza.

Nonostante le sfide e le difficoltà, la De Tomaso non perse mai la fiducia nel proprio prodotto. La Pantera II rappresentava il risultato di anni di passione, di impegno e di dedizione, il simbolo di una filosofia che metteva al centro il desiderio di creare automobili uniche, in grado di lasciare un segno indelebile nella storia dell’automobilismo. E così, mentre il pubblico affollava lo stand della De Tomaso al salone dell’automobile di Los Angeles, gli occhi brillanti di Alejandro De Tomaso guardavano fieri la sua creatura, consapevole che la Pantera II era pronta a scrivere un nuovo capitolo nella leggenda delle auto sportive.

De Tomaso Pantera
De Tomaso Pantera

Ford decide di staccare la spina

L’epopea della De Tomaso Pantera, vettura iconica del panorama automobilistico degli anni ’70 e ’80, è una storia di trionfi e battaglie, di momenti di gloria e difficoltà insormontabili. Nata dalla joint-venture tra la Ford e la De Tomaso, la Pantera ha vissuto una parabola discendente che ne ha segnato il destino, lasciando un segno indelebile nella storia dell’automobile.

Il 1974 segna una svolta cruciale nella storia della Pantera. La decisione della Ford di staccare la spina alla joint-venture porta alla chiusura degli stabilimenti Vignale e alla perdita della consulenza della Ghia, entrambe di proprietà Ford. Questo improvviso disimpegno lascia la De Tomaso senza le infrastrutture e il supporto necessari per continuare la produzione della Pantera con gli stessi standard qualitativi e di vendita.

Il risultato è una serie di effetti negativi che mettono a dura prova la sopravvivenza della vettura. Il prezzo di listino aumenta drasticamente, la rete di vendita negli Stati Uniti va perduta e il ritmo di produzione subisce un brusco calo. Da 40 esemplari a settimana nel 1974, si scende a uno o due esemplari a settimana nei periodi successivi, con una produzione complessiva inferiore alle 300 unità tra il 1975 e il 1979 e meno di 500 unità nel decennio successivo.

Nonostante le difficoltà, il prestigio ottenuto dalla Pantera grazie alle numerose vittorie nel Gruppo 4 e nel Gruppo 5 del mondiale marche convince la De Tomaso a continuare la produzione della vettura, anche se a ritmi ridotti e con numerose sfide da affrontare. La gamma della Pantera si arricchisce nel corso degli anni con l’introduzione delle varianti GT5 e GT5-S, caratterizzate da pneumatici maggiorati, appendici aerodinamiche vistose e parafanghi allargati, ispirate alle versioni da competizione. Nonostante le innovazioni estetiche, dal punto di vista meccanico rimangono simili alle precedenti versioni GTS.

La fine degli stabilimenti nordamericani della Ford nel 1974 porta alla cessazione della produzione del motore Cleveland 351. La De Tomaso si rivolge all’Australia per continuare l’approvvigionamento del motore fino al 1984, quando passa ai motori Windsor 351 di produzione statunitense.

La prima serie della Pantera viene prodotta fino al 1993, con un totale di 7.260 esemplari. È la fine di un’era, ma il mito della Pantera continua a vivere nel cuore degli appassionati, testimone di un’epoca dorata dell’automobilismo italiano e internazionale.

Tuttavia, la storia della Pantera non si conclude qui. Dopo la fine della produzione della prima serie, la De Tomaso continua a sperimentare con nuove versioni e aggiornamenti della vettura, cercando di mantenerne viva la fiamma anche in un panorama automobilistico in rapida evoluzione.

Nel 1980, la gamma della Pantera si arricchisce con l’introduzione della variante GT5, seguita nel 1984 dalla GT5-S. Entrambe le versioni sono caratterizzate da pneumatici maggiorati, appendici aerodinamiche vistose e parafanghi allargati, ispirate alle versioni da competizione. La GT5 presenta parafanghi maggiorati mediante estensioni di vetroresina rivettate sulla carrozzeria di metallo, mentre la GT5-S presenta nuovi pannelli della carrozzeria che integrano i parafanghi in acciaio ridisegnati.

Nonostante gli sforzi della De Tomaso nel continuare a mantenere viva la fiamma della Pantera, la produzione della vettura non riesce a raggiungere i livelli di successo e popolarità della prima serie. I tempi stanno cambiando e il mercato delle auto sportive sta subendo una trasformazione radicale, con l’arrivo di nuove tecnologie e nuovi concorrenti.

Dopo il 1993, la produzione della Pantera entra in una fase di stasi, con pochi esemplari prodotti sporadicamente. Tuttavia, il mito della Pantera continua a vivere nel cuore degli appassionati, che continuano a venerare questa vettura leggendaria per la sua potenza, la sua bellezza e la sua storia travagliata.