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De Tomaso Pantera Si: l’ultima della dinastia

De Tomaso Pantera Si

De Tomaso decide di rivolgersi a uno dei più illustri designer italiani, Marcello Gandini, per dare vita a una nuova incarnazione della Pantera: la Pantera Si. Il nome stesso, con la “i” che sottolinea il passaggio dall’iniezione elettronica, testimonia la volontà della casa di portare l’auto in una nuova era di tecnologia e prestazioni.

Nell’incresparsi dei decenni, l’industria automobilistica italiana ha tessuto una trama fitta di storie e leggende, ognuna portatrice di un carattere distintivo e di una visione unica. Al centro di questa narrazione avvincente si staglia la figura della De Tomaso, un’azienda nata dalla passione e dall’audacia di un uomo visionario: Alejandro De Tomaso. L’avventura della De Tomaso inizia negli anni ’50, quando Alejandro, giovane pilota e ingegnere argentino, varca l’Atlantico per approdare in Italia, terra di motori e di tradizioni automobilistiche. Qui, nel cuore della Motor Valley emiliana, fonda la sua casa automobilistica, apostrofando il marchio con il proprio nome.

I primi passi della De Tomaso sono timidi, ma determinati. La produzione inizia con vetture da corsa, destinate a sfidare le piste più prestigiose del mondo. È il trampolino di lancio per il marchio, che presto si ritrova ad affacciarsi anche sul mercato delle auto stradali, portando alla luce gemme di design e tecnologia, destinate a rimanere impresse nella memoria collettiva degli appassionati. Ed è così che nel 1971 fa il suo ingresso trionfale la De Tomaso Pantera, un’autentica opera d’arte su quattro ruote, concepita per dominare le strade e le piste con il suo stile aggressivo e le sue prestazioni mozzafiato. Frutto della collaborazione con la Ford, la Pantera si rivela un connubio perfetto tra la maestria italiana nel design e l’ingegneria statunitense nella potenza dei motori.

Ma il destino della Pantera non è stato sempre privo di ostacoli. Gli anni ’90 segnano un momento cruciale nella sua storia ventennale. L’auto, pur conservando il fascino intramontabile delle sue origini, comincia a mostrare i segni del tempo, richiedendo un rinnovamento profondo per restare al passo con i tempi moderni. E così, la De Tomaso decide di rivolgersi a uno dei più illustri designer italiani, Marcello Gandini, per dare vita a una nuova incarnazione della Pantera: la Pantera Si. Il nome stesso, con la “i” che sottolinea il passaggio dall’iniezione elettronica, testimonia la volontà della casa di portare l’auto in una nuova era di tecnologia e prestazioni.

Il lavoro di Gandini si rivela straordinario. La carrozzeria viene completamente ridisegnata, donando alla vettura un aspetto muscoloso e aggressivo, con linee fluide e sinuose che catturano lo sguardo e il cuore degli spettatori. L’alettone posteriore, ispirato alla leggendaria De Tomaso P70, conferisce un tocco di raffinatezza e potenza alla vettura, sottolineando il suo spirito da vera supercar. Ma il cambiamento non si ferma al solo aspetto estetico. A livello meccanico, la Pantera Si adotta un nuovo motore V8 di origine Ford Mustang, elaborato dalla De Tomaso per raggiungere la potenza di 305 CV. L’aggiornamento tecnologico si traduce in prestazioni ancora più sorprendenti, confermando la Pantera come un’icona dell’automobilismo italiano.

Il debutto della Pantera Si nel 1991 è accolto con entusiasmo dagli appassionati di auto sportive. Tuttavia, la produzione limitata a soli 41 esemplari fino al 1993 la rende ancora più desiderabile e esclusiva, trasformandola in un autentico pezzo da collezione per gli amanti dell’automobile d’epoca. Ma la storia della Pantera Si non si conclude qui. Nel 1993, la Casa automobilistica decide di introdurre una nuova variante della vettura, caratterizzata dalla carrozzeria targa, una novità nel listino della De Tomaso. Anche se solo quattro esemplari vengono prodotti dalla Carrozzeria Pavesi di Milano, la possibilità di godere del vento tra i capelli aggiunge un ulteriore tocco di esclusività a una vettura già di per sé unica nel suo genere.

La De Tomaso Pantera Si si rivela così un capitolo emozionante nella storia dell’automobilismo italiano, una testimonianza della capacità di reinventarsi e di evolversi nel corso degli anni. Con il suo design audace e le sue prestazioni potenti, la Pantera Si continua a ispirare ammirazione e passione, rimanendo un’icona indelebile nel cuore degli appassionati di auto sportive di tutto il mondo.

Interno De Tomaso Pantera Si
Interno De Tomaso Pantera Si

Tecnica della De Tomaso Pantera Si

Nel panorama delle auto sportive degli anni ’90, la De Tomaso Pantera 90 (SI) si distinse per la sua combinazione di prestazioni di alto livello e design raffinato. Sebbene la sua produzione sia stata breve, con appena 41 vetture costruite prima della fine nel 1993, il suo impatto sul mondo dell’automobilismo rimane indelebile. De Tomaso, consapevole della necessità di rivitalizzare lo stile della Pantera per adeguarla ai gusti e alle esigenze del decennio, ingaggiò il rinomato designer automobilistico italiano Marcello Gandini per modernizzarne l’estetica. Il risultato fu una vettura dalle linee aggressive e dinamiche, caratterizzata da un nuovo rivestimento nella parte inferiore della carrozzeria, un alettone posteriore distintivo e uno spoiler esclusivo alla base del parabrezza.

Le innovazioni non si limitavano all’aspetto esteriore. Il telaio subì revisioni sostanziali, con l’adozione di una struttura in gran parte tubolare per rendere il veicolo più leggero e più rigido. Questo nuovo approccio al telaio, in evoluzione dall’originale layout monoscocca, forniva una base solida per le prestazioni dinamiche e la maneggevolezza della Pantera 90 (SI). Anche la sospensione subì un completo rinnovamento, garantendo un comportamento su strada superiore e una risposta più precisa alle sollecitazioni del guidatore. I freni ad disco Brembo ventilati assicuravano un’efficace capacità di arresto, mentre i cerchi in lega da 17″ e gli pneumatici Michelin con classificazione Z conferivano alla vettura un’aderenza eccezionale.

Una delle modifiche più significative riguardò il vano motore. La Pantera 90 (SI) montava un Ford V-8 modificato da 5,0 litri, derivato dallo stesso motore utilizzato nella Mangusta. Con iniezione diretta del carburante controllata da computer e sofisticati sistemi di gestione elettronica del motore, la vettura era in grado di erogare prestazioni straordinarie mantenendo allo stesso tempo gli standard di emissioni richiesti per il mercato statunitense.

Nonostante gli sforzi per rendere il Pantera 90 (SI) conforme alle normative statunitensi, nessuna vettura fu mai esportata negli Stati Uniti. Tuttavia, il breve periodo di produzione non ha attenuato l’impatto di questa iconica auto sportiva, che continua a essere ricercata dai collezionisti e ammirata dagli appassionati di tutto il mondo per la sua combinazione di prestazioni eccezionali e design senza tempo.

De Tomaso Pantera Si
De Tomaso Pantera Si

La legenda della Isuzu Bellett MX1600

Nel vasto regno dell’automobilismo, le radici di ispirazione di un design possono essere tanto profonde quanto sfuggenti, alimentando dibattiti appassionati e speculazioni senza fine. Uno di questi enigmi avvolge la presunta connessione tra la Isuzu Bellett MX1600 e l’iconica De Tomaso Pantera, due vetture che, a prima vista, sembrano appartenere a mondi automobilistici completamente diversi. Tuttavia, dietro l’apparente dissonanza, si nasconde una narrazione complessa e affascinante che attinge a influenze europee e aspirazioni globali.

La storia comincia nel lontano 1969, al Salone di Tokyo, dove la Isuzu Bellett MX1600 fece il suo debutto, catturando immediatamente l’attenzione degli appassionati di auto con il suo aspetto da sportiva esotica. Quel che colpiva maggiormente era il suo stile, che sembrava più affine ai modelli europei dell’epoca che non alle convenzioni automobilistiche giapponesi. Eppure, dietro questo design audace e innovativo si cela un nome che fa eco nelle sale di progettazione europee: Tom Tjaarda.

Tjaarda, noto per le sue collaborazioni con Pininfarina e per aver lasciato il suo segno su alcune delle più iconiche vetture italiane, tra cui la leggendaria Ferrari 330 GT 2+2, si trovava dietro il design della MX1600. Questa connessione con il panorama automobilistico europeo è stata fonte di speculazione e discussione tra gli appassionati di auto, alimentando la teoria di un’inaspettata influenza europea sulla MX1600.

Ma dove entra in gioco la Pantera in tutto questo? La leggenda vuole che il design della Pantera possa avere tratto ispirazione dalla MX1600. Sebbene non ci siano prove concrete che confermino questa ipotesi, l’idea di un’auto giapponese con radici europee è affascinante e, in certi aspetti, plausibile. La MX1600, con il suo look distintamente diverso rispetto alle altre vetture giapponesi dell’epoca, potrebbe aver gettato un ponte tra due mondi automobilistici, ispirando a sua volta il design della Pantera.

La storia della MX1600 non si esaurisce al suo debutto al Salone di Tokyo. Il successo e l’interesse suscitato dalla vettura spinsero Isuzu a realizzare un secondo concept, il MX1600 II, il quale, sebbene presentasse solo minime differenze rispetto al suo predecessore, confermava ulteriormente l’attenzione della casa automobilistica giapponese per il design europeo.

Sebbene il presunto legame tra la Isuzu Bellett MX1600 e la De Tomaso Pantera rimanga un mistero avvolto nel mistero, l’idea di un’intreccio tra influenze europee e aspirazioni globali nel mondo dell’automobilismo aggiunge ulteriori strati di fascino a entrambe le vetture. L’eredità di designer come Tom Tjaarda e il costante dialogo tra le diverse scuole di design automobilistico ci ricordano che le linee che separano le culture automobilistiche sono spesso più sfumate di quanto si possa pensare.