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GP di Monaco Historique: una boccata d’aria fresca

Ogni due anni migliaia di appassionati si riversano nel Principato per vedere le gare con le F1 d’un tempo. Segno di quanto il motorsport sia ancora amato e del fascino di monoposto ben diverse da quelle di oggi.

Il Gran Prix de Monaco Historique è un evento che va ben oltre la classica rievocazione per auto storiche. Sarà per l’ambientazione unica, per l’atmosfera particolare che si respira sulle strade del Principato o per il numero incredibile di macchine coinvolte, ma chi assiste a questo appuntamento prova un’esperienza che nel mondo del motorsport attuale è più che mai rara. Non è facile vedere tribune esaurite ed una folla al pari del GP moderno e non è altrettanto facile notare così tanti giovani ancora estasiati dalle auto da corsa, quelle vere.

Già, perché sul circuito cittadino più famoso del mondo, nel weekend del GP storico, è possibile vedere di tutto. Ok, l’espressione potrebbe essere banale, ma è così. Dai modelli antecedenti la Seconda Guerra Mondiale alle ultime F1 aspirate di metà anni ’80, quelle che da lì a poco avrebbero visto il mitico V8 Cosworth DFV, economico e di facile installazione, spazzato via dalla rivoluzione Turbo; F1 e non per appassionati di ogni età, veri e propri monumenti in movimento che hanno una capacità di trasmettere emozioni ben superiore a quella delle auto da corsa attuali, perfette ed incredibilmente performanti, sì, ma fredde e tristemente tutte uguali per colpa di regolamenti restrittivi e simulazioni digitali che non lasciano più alcuna libertà ai progettisti.

Nella Golden Era della F1, quella dagli anni ’70 ai ’90, sono state prodotte auto dal fascino indiscutibile, ognuna con soluzioni e peculiarità originali che la rendevano immediatamente distinguibile dalle altre. Un’epoca che ormai non c’è più, ma che sta vivendo una seconda giovinezza grazie ad un ritorno di fiamma imprevedibile solo fino a pochi anni fa. Vedere le tribune enormi costruite tra la curva del Tabaccaio e la Rascasse piene di pubblico come nella domenica del GP moderno è pura luce per gli occhi e fa capire quanto il motorsport, quello vero, sia amato dagli appassionati di ogni età.

Tra le curve monegasche fanno regolarmente la loro apparizione Ferrari, Lotus, Williams, McLaren, Tyrrell, March, Brabham, Ligier ma soprattutto perle incredibili per i veri appassionati come Theodore, Copersucar, Hesketh, Wolf, Shadow o Ensign: marchi forse snobbati un tempo, ma più che mai apprezzati oggi per quanto e come siano riusciti ad essere della partita in un’epoca in cui cuore e coraggio a volte avevano la meglio sui budget ed in qualche modo in pista, comunque, si scendeva. Forme evocative e subito riconoscibili, livree rare che sono ormai icone per i nostalgici e miti per i più giovani, che non hanno vissuto l’epopea in cui gli sponsor tabaccai o produttori di alcolici erano protagonisti assoluti. La banalità non era di casa in quella F1, nè tra i progettisti, nè tra i grafici.

Riguardando oggi quelle monoposto si nota un trionfo dell’imperfezione che sfocia in un’eleganza senza tempo, irraggiungibile per qualsiasi veicolo progettato con simulazioni virtuali. E la mente poi va alle immagini di piloti mitici, spesso sopra le righe, ma capaci di attirare l’attenzione e soprattutto liberi nelle dichiarazioni o nel modo di vivere. Questo non vuol dire che una volta fosse meglio o peggio, è semplicemente la constatazione di quanto i tempi siano cambiati e di quanto, oggi, ci sia un estremo bisogno di riavvicinare il pubblico alle corse e le corse al pubblico. Mai come in questi anni si era sentita la mancanza di personaggi capaci di catalizzare l’attenzione, di andare oltre le classiche interviste preconfezionate, di dire la loro senza paura che una frase male interpretata dallo youtuber di turno possa diventare un boomerang. Ma questa è un’altra storia.

Il Grand Prix de Monaco Historique è un evento trasversale, perché fa rivivere giorni mitici ai più anziani ma permette anche ai giovani di vedere in funzione le auto che hanno riempito serate di letture e ricerche su internet o che solitamente stanno ferme sulla pedana di un museo. Le rampe di accesso alla zona del porto sono un continuo via vai di chi fa la spola tra le tribune ed un paddock aperto, vivo e strabordante di passione, dove tutto si può vedere da vicino, dove si possono scambiare parole con meccanici e piloti, dove semplicemente ci si perde un’ora a passeggiare vivendo un’atmosfera difficilmente descrivibile con le parole. Vivere Monaco con il circuito allestito è un’esperienza da provare e capace di destare curiosità anche in chi non è appassionato di auto; anche senza sapere nulla di corse si può osservare come una delle città con meno spazio al mondo venga trasformata in un circuito con servizi più efficienti di molti impianti permanenti. Il colpo d’occhio, dalla Rocca, non stufa mai e lascia sempre a bocca aperta per un attimo, anche chi ormai è un abitudinario. Le manifestazioni storiche, per fortuna dei tanti appassionati, stanno crescendo e stanno attirando un pubblico nuovo e giovane, forse annoiato da un motorsport moderno asettico e dall’approccio troppo scientifico. Sfogliando i calendari si possono trovare eventi di ogni genere sui circuiti o sulle strade di tutta Europa, con alle spalle organizzazioni di altissimo livello. Ma Monaco o per tutti Monte Carlo, gioca un’altra partita perchè ha quella magia in più portata da una location inimitabile. Se vogliamo proprio fare i puntigliosi, un difetto ci sarebbe. Purtroppo il Grand Prix de Monaco Historique ha cadenza biennale.

(Immagine Stefano Bertuccioli)