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La 75, l’ultima vera Alfa Romeo

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Dall’Alfetta e dalla Giulietta ha ereditato la meccanica, tenne in piedi negli anni ’80 la casa milanese fino a quando venne ceduta alla Fiat. Anche lei adottò il mitico motore V6 “Busso”

I primi anni ’80 non furono certo i più luminosi per Alfa Romeo. La gamma dell’epoca, accanto alla nuova 33, comprendeva la Nuova Giulietta, le cui radici risalivano all’Alfetta degli anni precedenti, e il controverso flop dell’Arna, frutto di una collaborazione con Nissan. La necessità di lanciare nuovi modelli si scontrava con le casse praticamente vuote dell’azienda. In questo contesto, Alfa Romeo decise di realizzare la sostituta della Giulietta utilizzando il minimo indispensabile di risorse.

Il risultato fu la 75, che debuttò nel 1985. Basata sul pianale, la scocca e le sospensioni della Giulietta e dell’Alfetta, la 75 era un mix di tradizione e innovazione. Il design esterno, curato dal Centro Stile Alfa Romeo guidato da Ermanno Cressoni, manteneva un legame con le linee della Giulietta, pur presentando alcuni aggiornamenti significativi. Il frontale, con i suoi proiettori trapezoidali e la calandra a listelli orizzontali, emanava un’aura aggressiva apprezzata sia dalla critica che dagli alfisti. Gli interni, seppur tradizionali, offrivano alcune novità, come il “modulo di efficienza” e l’Alfa Romeo Control, oltre a un’elegante plancia bicolore. Tuttavia, la posizione poco felice dell’autoradio e alcuni difetti nell’assemblaggio e nei materiali rispecchiavano le sfide dell’epoca. Dal punto di vista tecnico, la 75 seguiva le orme dell’Alfetta con sospensioni anteriori a quadrilatero e un motore longitudinale. Le motorizzazioni proposte includevano sia i collaudati quattro cilindri bialbero in lega d’alluminio che il celebre V6 “Busso”, ereditato dalla GTV6.

Nel corso degli anni, la 75 subì varie evoluzioni e aggiornamenti. Nel 1986, venne introdotta la versione 1.8 Turbo, seguita nel 1987 dalla 3.0 America destinata al mercato statunitense. Nel 1988, la 75 ricevette un restyling che comprendeva nuove motorizzazioni e aggiornamenti estetici, come gruppi ottici posteriori rossi e una nuova calandra. Nel 1990, l’introduzione del catalizzatore comportò una riduzione della potenza su tutte le versioni, seguita nel 1991 da ulteriori interventi estetici e l’introduzione di versioni speciali come la A.S.N. e la 75 Indy.

Tuttavia, con l’arrivo della nuova 155 nel 1992, la produzione della 75 si avviò alla fine e con essa si chiuse il periodo delle Alfa con l’impronta dell’Alfetta, ovvero motore longitudinale, trazione posteriore, schema transaxle con frizione e cambio al retrotreno, freni entrobordo, sospensioni a quadrilateri all’anteriore e a ponte DeDion al posteriore. La 164 del 1987, primo modello Alfa Romeo dell’era Fiat, aveva lo stesso pianale utilizzato da Fiat Croma, Lancia Thema e Saab 9000 e la trazione anteriore. La 155, erede della 75, era nata sulla scocca Tipo3 utilizzata per Fiat Tempra e Lancia Dedra ed aveva anch’essa la trazione anteriore. Inizialmente montava i tradizionali bialbero Alfa, poi sostituiti da motori d’origine Fiat. La 75 rappresenta quindi un capitolo importante nella storia dell’Alfa Romeo, unendo tradizione e innovazione in un’epoca di transizione per l’azienda. Con il suo design distintivo e le sue prestazioni dinamiche, rimane un’icona amata dagli appassionati di auto d’epoca e un ricordo indelebile dei gloriosi giorni dell’Alfa Romeo degli anni ’80.

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Alfa Romeo 75

Il contesto economico

L’Alfa Romeo 75, nata dall’ombra gloriosa della sua progenitrice, la celebre Giulietta ’77, rappresenta un punto di svolta nell’evoluzione del marchio Alfa Romeo. Presentata nel maggio del 1985 in occasione del 75º anniversario dell’azienda, la vettura portava con sé un’eredità di prestigio e tradizione. Tuttavia, il contesto economico in cui venne lanciata non era dei più favorevoli: l’Alfa Romeo, allora sotto il controllo dell’IRI, si trovava in una situazione finanziaria difficile, che limitava le risorse disponibili per lo sviluppo di nuovi modelli.

In questa situazione di austerità finanziaria, l’Alfa Romeo optò per un approccio pragmatico: anziché progettare una vettura completamente nuova, si decise di rielaborare la Giulietta ’77, mantenendo intatti sia la meccanica, derivata dall’Alfetta del 1972, sia l’ossatura della carrozzeria. Questa operazione, simile a quella già adottata con la controversa Alfa 90, si concentrò esclusivamente sul ridisegnare le parti esterne dei lamierati, mantenendo intatto il giro porta.

Nonostante questo approccio conservatore, l’Alfa 75 riuscì a ottenere un discreto successo fin dal suo lancio. Pur non introducendo nulla di sostanzialmente nuovo, la vettura riuscì a conquistare il pubblico grazie alla sua meccanica raffinata e alla sua eleganza senza tempo. Il nome stesso, “Alfa 75”, era un omaggio al glorioso passato della casa automobilistica italiana.

Per celebrare il lancio della vettura, l’Alfa Romeo commissionò la realizzazione di un cortometraggio promozionale chiamato “Alfa 75 Superstar”. Girato tra i celebri studi di Cinecittà e altre location italiane, il film aveva come protagonista la stessa vettura, che si ritrovava a interagire con i set di famosi film come 007, Dracula e Mary Poppins. Questa campagna pubblicitaria contribuì a consolidare l’immagine di eleganza e fascino dell’Alfa 75, confermandola come un’icona dell’industria automobilistica italiana.

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Alfa Romeo 75 3.0i America

Lo stile dell’Alfa Romeo 75

Malgrado le restrizioni imposte dalla dirigenza Alfa Romeo, il centro stile interno, guidato all’epoca da Ermanno Cressoni, ha saputo conferire alla vettura una notevole modernità rispetto al modello precedente, operando sulle parti disponibili e facendo leva sui dettagli che conferiscono alla 75 una sua peculiare identità estetica. Pur dovendo rispettare l’intero profilo delle porte e della cellula dell’abitacolo della Giulietta, la 75 si distingue per un profilo a cuneo con frontale molto ribassato, che la rende immediatamente riconoscibile.

La personalità estetica della 75 è ulteriormente enfatizzata dai particolari: le linee del frontale diventano più marcate, con gruppi ottici anteriori dal design trapezoidale e tagli netti che conferiscono una geometria razionale. Al centro spicca una mascherina elaborata con fitte linee orizzontali che incorniciano uno scudetto dal profilo sottile, quasi completamente vuoto al suo interno. La sua disposizione in larghezza, più accentuata rispetto alla Giulietta, conferisce ulteriore dinamismo alla vettura.

Per mascherare l’utilizzo delle portiere della Giulietta e le saldature sui lamierati dei parafanghi e dei fianchi, è stato introdotto un elemento in plastica nera lungo tutta la linea di cintura della fiancata. La coda, ispirata alla sorella 33, presenta un terzo volume leggermente allungato e una parte superiore della carrozzeria inclinata verso il basso, mentre la parte inferiore si solleva per sottolineare la sportività della forma.

La razionalità geometrica è evidente anche nei gruppi ottici posteriori, anch’essi trapezoidali e posizionati in orizzontale appena sopra il paraurti, uniti da un sottile listello arancione. Dai bozzetti stilistici di Cressoni emerge chiaramente la cura per i dettagli, con le diagonali dei fanali posteriori che convergono verso il logo della casa automobilistica, al centro del cofano del baule.

Questa ricerca estetica suggerisce un approccio moderno, caratterizzato da una costruzione geometrica semplice, pulita e armoniosa, e dalla scelta di eliminare completamente gli elementi cromati, conferendo alla vettura un’aura di contemporaneità e innovazione.

All’interno dell’abitacolo, invece, si nota una profonda attenzione alla ricerca ergonomica, che si traduce anche in soluzioni originali. Ad esempio, alcuni strumenti sono stati posizionati sopra lo specchietto retrovisore interno, una scelta che richiama alcune pratiche adottate anche dalle moderne vetture. Inoltre, la leva del freno a mano è stata sostituita da un ampio maniglione, mirato a ridurre lo sforzo necessario per azionarlo. La plancia della vettura è concepita in modo semi-avvolgente, con l’obiettivo di offrire maggiore accoglienza al guidatore. Sul lato destro del volante si trova un ampio satellite informativo, che raccoglie spie e informazioni che in passato erano solitamente integrate nel quadro strumenti.