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La Lotus, Jim Clark e il sogno Indianapolis

Dopo due tentativi, nel 1965 il team inglese riuscì a vincere la gloriosa corsa americana. In quella stagione il piota scozzese conquistò anche il Mondiale di Formula 1.

L’inizio dell’avventura della Lotus alla 500 Miglia di Indianapolis risale al 1963 a seguito di una conversazione tra Colin Chapman e Dan Gurney. Il fondatore della casa inglese venne convinto dal pilota americano a partecipare perché credeva che una macchina da corsa leggera a motore centrale potesse competere con i tradizionali “mostri” Indy con motore anteriore e portare a casa il premio in denaro che allora ammontava a 150mila dollari.

La Lotus Type 29 partecipò alla corsa di quell’anno e Jim Clark dimostrò che l’idea era giusta, finendo secondo con Gurney settimo. Nel 1964 Clark piazzò la Type 34 in pole position, ma al giro 40 si schiantò contro le barriere a causa di un problema delle gomme. Chapman tornò di nuovo nel 1965 con la Type 38. La vettura era un’evoluzione dei precedenti modelli, più lunga, più larga e con un motore Ford V8. L’importanza che Chapman dava alla 500 Miglia di Indianapolis era chiara visto che scelse di non competere nel Gran Premio di Monaco a favore di un terzo viaggio nel catino dell’Indiana. Le Lotus occuparono i primi cinque posti sulla griglia con Clark e Gurney in prima fila, ciascuno su una Type 38. La gara si risolse con un trionfo della casa inglese: Clark fu sempre al comando tranne i primi nove giri e la sua velocità media fu superiore alle 150 miglia all’ora, nuovo record per Indy.

Vincere l’Indy 500 è stata solo una tappa di un anno sorprendente per Clark e la Lotus. Lo scozzese ha vinto il suo secondo titolo di F1, la Tasman Cup, il Campionato francese di F2, oltre a numerose corse con vetture a ruote coperte. Quando lo scozzese si presentò di nuovo a Indianapolis nel 1967, sempre con una Type 38, molti dei suoi rivali avevano copiato l’idea Lotus e il suo vantaggio era stato annullato. Alla fine la sua corsa si concluse anzitempo con problemi meccanici.