Porsche 917: il mito dell’Operazione Le Mans

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Il vero trionfo della 917 è stato a Le Mans, dove ha ottenuto due vittorie storiche nel 1970 e nel 1971. Queste vittorie hanno consolidato il suo status di leggenda dell’automobilismo e hanno scritto una pagina indelebile nella storia della Porsche.

La Porsche 917 è un’auto che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’automobilismo, incarnando l’essenza della velocità, della potenza e della bellezza senza tempo. Con il suo design estremo al punto da divenire leggendario, caratterizzato da un muso a forma di cuneo che sfocia in una coda posteriore che sembra andare “in picchiata”, la 917 non solo ha dominato le piste, ma ha anche catturato l’immaginazione di appassionati e piloti di tutto il mondo. Nata dall’esperienza acquisita con il modello precedente, la 908, la 917 è stata progettata con un unico scopo: conquistare la vittoria assoluta alla 24 Ore di Le Mans, la celebre gara di resistenza che mette alla prova sia le capacità delle vetture che quelle dei piloti. E la 917 ha superato questa sfida in modo trionfale.

Inizialmente, l’auto appariva massiccia e aggressiva, tanto che anche i piloti più esperti provavano un certo timore nel provare a domarla. Ma una volta che gli ingegneri e i piloti riuscirono ad affinare la sua messa a punto, la 917 si è rivelò una vera e propria bestia da competizione, capace di spingere i limiti delle prestazioni automobilistiche dell’epoca. Il vero trionfo della 917 è stato a Le Mans, dove ha ottenuto due vittorie storiche nel 1970 e nel 1971. Queste vittorie hanno consolidato il suo status di leggenda dell’automobilismo e hanno scritto una pagina indelebile nella storia della Porsche.

Ma la 917 non è stata solo una macchina da corsa vincente. Il suo impatto è stato molto più ampio. Ha ispirato generazioni di ingegneri e designer automobilistici, contribuendo a spingere i limiti della tecnologia e dell’innovazione nel settore delle corse automobilistiche. Oltre alla sua incredibile storia di successo in pista, la Porsche 917 è diventata un’icona di stile e di design. Il suo aspetto aggressivo e futuristico ha catturato l’immaginazione di milioni di appassionati di auto sportive in tutto il mondo, rendendola una delle vetture più amate e iconiche mai prodotte.

Anche oggi, a distanza di decenni dal suo debutto, la Porsche 917 continua a suscitare emozioni e ad essere ammirata da appassionati di auto di tutte le età. È un tributo al genio ingegneristico e al talento dei designer che l’hanno creata, e rimane una delle vetture da corsa più iconiche e affascinanti mai realizzate. Questa vettura diventa ancora più famosa grazie al film del 1971 intitolato Le 24 Ore di Le Mans e prodotto, girato e interpretato come protagonista da Steve McQueen. Nella pellicola l’attore americano (pilota della Gulf Porsche 917) nonostante un terribile incidente in cui distrugge la sua vettura, riesce a portare alla vittoria il suo compagno di squadra alla guida di una vettura gemella. Antagonista principale della Porsche, come fu nella realtà delle competizioni di quell’epoca, era la Ferrari 512 S costruita dalla casa di Maranello per competere con la casa tedesca.

Il segnale di partenza

Spinto dall’irritazione per il cambiamento delle regole, il capo dello sviluppo Ferdinand Piëch ha dato il via alla costruzione della Porsche 917. L’ingegnere 31enne ha messo da parte tutti i dubbi sul costoso progetto. Voleva una macchina capace di vincere. Ad ogni costo. E il rischio è stato ripagato. Ma la stagione agonistica del 1969 fu un anno difficile. I piloti ufficiali della Porsche hanno avuto difficoltà a prendere confidenza con la vettura. Le prestazioni di manovrabilità sono state complicate. All’inizio non si vinceva nessuna gara. Ma il 10 agosto 1968 le cose cambiarono: Jo Siffert e Kurt Ahrens vinsero la 1000 km sull’Österreichring. Questa fu la conferma che la 917 era capace di vincere.

Al termine della stagione, la carrozzeria della 917 venne completamente trasformata: la parte posteriore, il muso, le soglie e i parafanghi furono completamente riprogettati. Il parabrezza, le porte e il tetto della vecchia 917 erano tutto ciò che era rimasto invariato. Ciò ha comportato grandi miglioramenti nella manovrabilità e nella velocità. All’improvviso la 917 ebbe le carte in regola per essere una vincitrice e fu pronta per la stagione 1970. Il team John Wyers Gulf e il team Porsche Salisburgo iscrissero la 917 al Campionato Mondiale Sportscar.

L’auto da corsa da 620 CV mantenne le sue promesse e vinse sette delle otto gare della stagione. La 917 dimostrò la sua superiorità anche a Le Mans. Hans Herrmann e Richard Attwood hanno conquistato il primo posto sulla Porsche Salisburgo 917 coda corta rossa e bianca. Porsche ha raggiunto il suo obiettivo: la vittoria assoluta a Le Mans. Gerard Larousse e Willi Kauhsen hanno completato il risultato conquistando il secondo posto in una 917 coda lunga.

La sfida di Porsche a Le Mans

Tutto ebbe inizio, come detto, sul calare degli anni ’60, quando la velocità raggiunta dalle vetture prototipo di Gruppo 6 a Le Mans e in altre piste divenne motivo di preoccupazione per la sicurezza. La Commissione Sportiva Internazionale (CSI) decise di intervenire, istituendo un nuovo Campionato Internazionale Marche nel 1968, con l’obiettivo di limitare le velocità dei prototipi a 3 litri di cilindrata. Questa decisione aprì la strada a una serie di cambiamenti che avrebbero plasmato il futuro delle corse automobilistiche. Tuttavia, pochi costruttori erano pronti per questa transizione. La Porsche, nota per la sua dedizione alle corse e all’innovazione tecnologica, vide un’opportunità. In un audace sforzo, decise di creare una vettura completamente nuova, la Porsche 917, progettata per dominare Le Mans e altre gare di durata.

Il processo di sviluppo della Porsche 917 fu estremamente rapido e ambizioso. In soli dieci mesi, la Porsche trasformò la sua esperienza con la Porsche 908 in una vettura rivoluzionaria. La 917 presentava un motore a 12 cilindri, un uso estensivo di materiali leggeri come il titanio e il magnesio, e una forma aerodinamica che la rendeva una forza da non sottovalutare sulle piste. Il cammino verso l’approvazione della Porsche 917 non fu privo di ostacoli. Quando la CSI mise in discussione l’idoneità della vettura per la competizione, la Porsche rispose con determinazione. Nonostante all’inizio solo tre esemplari fossero completi e 18 fossero ancora in produzione, la Porsche riuscì a soddisfare i requisiti richiesti, esibendo infine 25 esemplari completi parcheggiati davanti alla fabbrica.

Il 20 aprile 1968 segnò un momento epico per la Porsche e per le corse automobilistiche. Con l’approvazione della Porsche 917, la scena delle competizioni motoristiche subì una svolta epocale. La Porsche 917 non solo dominò Le Mans e altre gare di durata, ma ha anche influenzato il design delle vetture da corsa per gli anni a venire. La storia della Porsche 917 è un testamento alla determinazione e all’ingegnosità della Porsche, oltre che alla capacità delle corse automobilistiche di spingere i confini della tecnologia e dell’innovazione. Ancora oggi, la leggenda della Porsche 917 continua a ispirare appassionati di corse e ingegneri automobilistici in tutto il mondo.

I risultati sportivi dell’auto

Nel giugno del 1969, il mondo delle corse automobilistiche fu scosso da una mossa audace da parte di uno dei nomi più leggendari nel settore: Enzo Ferrari. Con una lungimiranza straordinaria e una determinazione incrollabile, Enzo decise di cambiare il corso della storia della sua casa automobilistica, la Ferrari. Aveva già lanciato la Ferrari 312 P, una vettura prototipo con un motore da tre litri, ma i risultati ottenuti in pista non erano stati all’altezza delle aspettative. La necessità di una svolta era evidente, e Enzo decise di fare una mossa che avrebbe cambiato il gioco: cedere metà della sua azienda alla FIAT. Con i fondi ottenuti da questa operazione, Enzo avrebbe potuto realizzare una nuova generazione di vetture da corsa, progettate per competere ai massimi livelli.

La nascita della Ferrari 512S fu il risultato di questa audace decisione. Dotata di un possente motore V12 da 5 litri, questa vettura avrebbe portato la Ferrari verso nuove vette di prestazione e competitività. La produzione delle 25 vetture richieste per soddisfare i requisiti regolamentari richiese nove mesi di intenso lavoro, ma l’obiettivo fu raggiunto, e la Ferrari 512S fu pronta a sfidare i suoi avversari sulle piste di tutto il mondo. Le scuderie private e i team affiliati alla Ferrari, come la Scuderia Filipinetti, la N.A.R.T., l’Écurie Francorchamps, la Scuderia Picchio Rosso, il Gelo Racing Team e la Escuderia Montjuich, si fecero avanti per acquistare queste iconiche vetture e competere nella stagione 1970. Dall’altra parte, la Porsche, principale rivale della Ferrari sulle piste, contava sull’appoggio delle scuderie JWA Gulf e KG Salzburg, oltre a team privati come la AAW Shell Racing e il David Piper Racing.

La sfida tra Ferrari e Porsche raggiunse nuove vette di eccellenza nelle stagioni seguenti. Nel 1970, la 917K della Porsche vinse la prestigiosa 24 Ore di Le Mans, mentre l’anno successivo, la vittoria fu ancora una volta per la Porsche, con Helmut Marko e Gijs van Lennep che stabilirono un record di percorrenza chilometrica rimasto imbattuto per decenni. La dominazione della Porsche continuò anche nelle altre competizioni, con vittorie nel Campionato Mondiale Sportprototipi e nel Campionato Can-Am. La Ferrari, d’altra parte, continuò a lottare per tenere il passo con la potenza e la tecnologia della Porsche, ma la sua determinazione e la sua eredità nel mondo delle corse automobilistiche rimasero indiscutibili. La storia della Ferrari 512S è un testamento alla passione, all’ingegno e alla competizione nel mondo delle corse automobilistiche. La sfida tra Ferrari e Porsche rimane una delle più epiche e affascinanti nella storia del motorsport, e la Ferrari 512S è stata una delle protagoniste di questo leggendario duello.

porsche 917
Porsche 917

Le Porsche 917

Alla mostra automobilistica di Ginevra del 1969 è stata presentata la leggendaria Porsche 917, un’auto da competizione appartenente alla categoria dei prototipi sportivi fino a 5 litri di cilindrata. Il cuore pulsante di questo bolido era un motore innovativo, frutto dell’unione di due monoblocchi del motore boxer a 6 cilindri da 2.2 litri montato sulla Porsche 911 R, che diede vita a un motore a 12 cilindri da 4.494 cm³, con una potenza di 520cv a 8.000 giri al minuto, posizionato centralmente in senso longitudinale. Il telaio della vettura era realizzato in un traliccio tubolare di lega di alluminio, mentre la carrozzeria era costituita da pannelli in poliestere, contribuendo a mantenere il peso totale dell’auto attorno agli 800 kg. Esteticamente, la Porsche 917 assomigliava a una versione muscolosa e raffinata della Porsche 908, con l’abitacolo spostato in av

Innovativamente, contrariamente al motore boxer della Porsche 911, il motore della 917 presentava un’architettura a V di 180°, con pistoni opposti collegati a una manovella comune, muovendosi nella stessa direzione anziché

Sul fronte dell’aerodinamica, la Porsche 917 si presentava come un coupé basso e aerodinamico, caratterizzato da una configurazione della coda con poca deportanza. In entrambe le versioni, lunga e corta, erano presenti alette stabilizzatrici connesse alle sospensioni posteriori per migliorare la tenuta di strada. Questa soluzione ha causato controversie alla 24 Ore di Le Mans 1969, poiché vietata dai regolamenti, ma è stata ritenuta legale dai commissari che, sotto pressione della Porsche, hanno sostenuto che le ali mobili erano parte integrante del design e fondamentali per la sicurezza.

Il debutto in pista della Porsche 917 è avvenuto alla 1000 km di Spa nel 1969, dove molti piloti hanno manifestato problemi di instabilità ad alte velocità, preferendo l’affidabile Porsche 908, meno potente ma più gestibile. Questa scelta è stata ripetuta in molte gare, poiché la 917 era specificamente progettata per trionfare alla 24 Ore di Le Mans, dove avrebbe avuto l’opportunità di mostrare appieno la sua incredibile potenza.

Porsche 917PA

Nell’estate del 1969, il mondo delle corse automobilistiche fu testimone di un’epoca d’oro, con l’emergere di una nuova sfida sulle piste del campionato nordamericano Can-Am. La Porsche, in collaborazione con l’importatore statunitense Porsche/Audi, decise di lanciare una versione speciale della leggendaria Porsche 917, nota come la Porsche-Audi Spyder, per competere nel Gruppo 7 e sfidare le dominanti McLaren-Chevrolet. Il Can-Am era noto per le sue regole permissive e le vetture spinte fino all’estremo, e la Porsche non intendeva essere da meno. La Porsche-Audi Spyder, privata del tetto e alleggerita per ottenere prestazioni ottimali, fu progettata secondo le specifiche delle biposto da corsa del Gruppo 7. L’obiettivo era chiaro: competere contro le McLaren-Chevrolet, che vantavano motori V8 da 7 litri e oltre 700 cavalli.

La vettura fu affidata al talentuoso pilota Jo Siffert, ma i risultati iniziali furono deludenti. La Porsche-Audi Spyder, nonostante la sua agilità e maneggevolezza, soffriva di una carenza di potenza rispetto alle sue avversarie. Con “soli” 580 cavalli a 8500 giri/min, la Spyder lottava per tenere il passo con le supercar americane. Tuttavia, la Porsche non si diede per vinta. La Spyder fu sottoposta a un programma di sviluppo intensivo, e da essa nacquero due versioni successive: la 917/16 e la 917/10. Queste versioni furono caratterizzate da miglioramenti significativi, tra cui un aumento della potenza del motore e migliorie aerodinamiche per massimizzare le prestazioni sulle piste veloci del Can-Am.

Con il passare del tempo, la Porsche-Audi Spyder divenne una pietra miliare nello sviluppo delle auto da corsa, dimostrando la determinazione e l’ingegno della Porsche nel perseguire l’eccellenza nelle competizioni automobilistiche. Sebbene possa non aver ottenuto il successo immediato desiderato, la Spyder ha aperto la strada a nuove innovazioni e successi nel mondo delle corse. Il Can-Am rimane uno dei campionati più iconici e affascinanti nella storia delle corse automobilistiche, e la sfida tra la Porsche-Audi Spyder e le McLaren-Chevrolet ha contribuito a definire l’epoca d’oro delle corse su pista. La Spyder è diventata una leggenda nel suo genere, un simbolo della passione e della determinazione che guidano il mondo delle corse automobilistiche.

Porsche 917K

Nel mondo delle corse automobilistiche, l’innovazione è sempre stata la chiave per il successo. Quindi, nel 1970, la Porsche 917, già un’icona delle competizioni, subì una trasformazione epocale che avrebbe cambiato il corso della storia delle corse su pista: nacque la leggendaria Porsche 917K. La decisione di modificare la Porsche 917 fu presa su suggerimento dei tecnici della rinomata scuderia inglese John Wyer Automotive Engineering, che si preparava ad impegnarsi in gara con la vettura. L’obiettivo principale era risolvere l’instabilità aerodinamica del modello originale, che minava le prestazioni e la sicurezza della vettura.

La trasformazione della Porsche 917 in 917K comportò la modifica della parte posteriore della carrozzeria. La coda tronca e dal profilo ascendente garantiva maggiore stabilità al retrotreno, migliorando significativamente il comportamento della vettura in curva e ad alte velocità. Inoltre, la parte inferiore della coda aperta consentiva un migliore raffreddamento del motore, essenziale per mantenere le prestazioni ottimali durante le lunghe e impegnative gare di durata. Di conseguenza, delle 25 Porsche 917 originali, ben 20 furono convertite nella variante Kurzheck, mentre altre 12 nuove vetture furono costruite direttamente in versione K. Equipaggiata con un motore da 4.907 cm³ e 580 CV, la 917K era pronta a sfidare le sue avversarie sulle piste di tutto il mondo.

Le modifiche apportate alla Porsche 917 si rivelarono vincenti. La nuova 917K non solo offriva maggiore stabilità e sicurezza, ma garantiva anche prestazioni di prim’ordine. Con una potenza paragonabile alla sua rivale Ferrari, la 917K si impose con autorità sulle piste più famose del mondo. Il culmine del successo della Porsche 917K arrivò con due vittorie epiche alla leggendaria 24 Ore di Le Mans, nel 1970 e nel 1971. Queste vittorie non solo confermarono la superiorità della Porsche nelle competizioni su pista, ma fecero della 917K una leggenda nel mondo delle corse automobilistiche, un’icona di velocità, potenza e ingegneria avanzata. La storia della Porsche 917K è un testamento alla determinazione e alla capacità innovativa della Porsche nel perseguire l’eccellenza nelle competizioni automobilistiche. Ancora oggi, la 917K rimane una delle vetture da corsa più iconiche e ammirate di tutti i tempi, un simbolo della passione e dell’ingegnosità che animano il mondo delle corse automobilistiche.

Porsche 917LH

Sempre nel 1970, la Porsche, ancora in cerca di miglioramenti e innovazioni, introdusse un’altra evoluzione della sua leggendaria Porsche 917: la 917LH, o Langheck, conosciuta anche come la “codalunga”. La 917LH fu concepita per affrontare le sfide uniche del Circuit de la Sarthe, la pista che ospitava la leggendaria 24 Ore di Le Mans. La sua coda lunga, affusolata e con un basso coefficiente di resistenza aerodinamica era progettata per massimizzare la velocità massima sui lunghi rettilinei del circuito francese. Sebbene questo potesse comportare una minore velocità in curva a causa dell’assetto aerodinamico scarico, si dimostrò essere una mossa vincente, consentendo tempi sul giro competitivi.

La 917LH presentava un largo alettone monoplano sopra la coda, che contribuiva a generare deportanza e ad aumentare la stabilità ad alta velocità. Inoltre, le ruote posteriori parzialmente carenate riducevano le turbolenze, migliorando ulteriormente l’aerodinamica della vettura. Il debutto della Porsche 917LH alla 24 Ore di Le Mans 1970 fu un successo. La migliore delle 5 vetture prodotte, quella del team Martini Racing, conquistò un impressionante secondo posto, guidata da Gérard Larrousse e Willi Kauhsen, arrivando alle spalle solo della 917K del team Porsche KG Salzburg. Questo risultato confermò l’efficacia e la competitività della 917LH sulle piste più impegnative del mondo.

Per la stagione 1971, la 917LH e la 917K ricevettero un ulteriore aggiornamento sotto il cofano. Il nuovo propulsore da 5 litri erogava una potenza ancora maggiore, con 630 cavalli a 8.500 giri/min, garantendo prestazioni ancora più spettacolari e competitività in pista. La Porsche 917LH rimane un’icona delle corse automobilistiche, un simbolo della costante ricerca di perfezione e innovazione che caratterizza il marchio Porsche. La sua presenza sulle piste di Le Mans e il suo contributo alle leggendarie vittorie della Porsche nella celebre gara endurance sono un tributo alla sua straordinaria ingegneria e alle sue prestazioni straordinarie.

Porsche 917/10

Nel 1972, il mondo delle corse automobilistiche fu sconvolto dall’arrivo della Porsche 917/10, una vettura che avrebbe rivoluzionato il campionato Can-Am e infranto l’egemonia della McLaren, dominatrice incontrastata degli ultimi cinque anni. Sviluppata sulla base della 917-PA, la 917/10 presentava una potenza impressionante grazie al suo motore boxer 12 cilindri da 5 litri, dotato di doppio turbocompressore. In assetto da gara, erogava 850 cavalli, ma in qualifica raggiungeva incredibili 1.200 cavalli. Questa straordinaria potenza, abbinata alla coppia motrice di 931Nm a 4.600 giri/min, rendeva la 917/10 una vettura senza precedenti in termini di prestazioni e potenza specifica.

Per garantire l’affidabilità e la gestione di una coppia così elevata, il cambio fu limitato a soli 4 rapporti, con componenti rinforzate per resistere allo stress. Il telaio, basato su una struttura in alluminio a traliccio già collaudata nelle gare endurance, garantiva una robustezza senza compromessi. La 917/10 si distingueva anche per la sua veste aerodinamica, caratterizzata da un frontale corto e piatto, un passo ridotto e un vistoso alettone posteriore fisso. Questo design, pur non essendo ancora frutto di sofisticate simulazioni in galleria del vento, contribuiva a migliorare la stabilità ad alta velocità.

Nonostante l’elevata potenza e il design avanzato, la 917/10 si rivelò una vettura difficile da domare. I piloti la descrivevano come un “cavallo selvaggio”, con una tendenza al sovrasterzo accentuata, soprattutto nelle curve veloci. Tuttavia, questa sfida non fermò la 917/10 dall’affermarsi come una forza dominante nel campionato Can-Am. Il pilota designato per guidare la 917/10 nel Can-Am era Mark Donohue, del team di Roger Penske, affiancato da George Follmer. Nonostante un grave incidente durante i test in pista che lo tenne fuori dalla competizione, Follmer portò la 917/10 alla vittoria in sei delle nove gare in calendario, lanciando la Porsche come leader del campionato.

Alla fine del 1972, la 917/10 lasciò il posto alla sua evoluzione, la 917/30, ancora più potente ed estrema. Mentre la 917/30 fu schierata solo dal team Penske, la 917/10 fu venduta a diversi team clienti, desiderosi di competere per la vittoria nel campionato. La Porsche 917/10 rimane un’icona delle corse automobilistiche, una vettura che ha scritto una pagina indelebile nella storia del Can-Am, sfidando le leggi della fisica e conquistando il rispetto di piloti e appassionati di tutto il mondo. La sua eredità è un monumento alla determinazione e all’ingegneria avanzata della Porsche nel cercare la perfezione nelle competizioni automobilistiche.

Porsche 917/16

Nel contesto dell’affascinante mondo delle corse automobilistiche, ogni innovazione tecnologica rappresenta una nuova sfida e un’opportunità per superare i propri limiti. Nel tentativo di sviluppare una sostituta per la 917PA e di confrontarsi con la mastodontica concorrenza della McLaren nel Campionato Can-Am, la Porsche decise di intraprendere una strada audace e innovativa: la creazione della Porsche 917/16. La ricerca di una vettura capace di competere con la McLaren – Chevrolet, dotata di un poderoso motore V8 da oltre 750 cavalli, portò la Porsche a esplorare nuove frontiere nella progettazione dei motori. La soluzione trovata fu quella di equipaggiare la 917/16 con un motore da 16 cilindri a V piatta, ottenuto dall’unione di due monoblocchi del suo 8 cilindri boxer da 3 litri.

Il processo di sviluppo della 917/16 fu intenso e complesso. A Stoccarda, furono realizzati diversi motori con cilindrate variabili, che spaziavano da 6 litri con 770 CV a 7,2 litri con 880 cavalli. La versione da 6,6 litri, che sviluppava 750 CV a 8.000 giri/min, fu scelta per essere installata sulla 917PA durante le prove. Questa configurazione si dimostrò estremamente affidabile, ma un’altra soluzione si stava facendo strada. In una fase iniziale dello sviluppo, il dodici cilindri sovralimentato si dimostrò già superiore al 16 cilindri in termini di prestazioni. Di conseguenza, nonostante l’intenso lavoro e gli sforzi dedicati alla 917/16, la vettura fu accantonata a favore delle soluzioni più promettenti.

Sebbene la 917/16 non abbia mai gareggiato ufficialmente, il suo sviluppo rappresenta comunque un momento significativo nella storia della Porsche e delle corse automobilistiche in generale. Questa ricerca di soluzioni innovative e tecnologicamente avanzate dimostra l’impegno incessante della Porsche nel perseguire l’eccellenza e la competizione al massimo livello. Nonostante il suo destino sia rimasto in ombra rispetto alle gloriose vittorie della Porsche nel Can-Am, la 917/16 rimane un esempio straordinario di ingegneria e sperimentazione nel mondo delle corse automobilistiche, un simbolo della ricerca costante di miglioramento e innovazione che guida il settore.

Porsche 917/20

Nel mondo delle corse automobilistiche, l’audacia e la sperimentazione sono fondamentali per raggiungere l’eccellenza. Nel 1971, la Porsche ha stupito il mondo delle corse con la sua 917/20, una vettura sperimentale nata dalla collaborazione con l’azienda francese S.E.R.A. e destinata alla leggendaria 24 Ore di Le Mans. La Porsche 917/20 era un’interpretazione estrema del concetto aerodinamico della 917, cercando di combinare le caratteristiche della 917K con quelle della 917LH. Con un telaio in magnesio, la 917/20 offriva un considerevole risparmio di peso, ma anche una maggiore vulnerabilità agli incendi in caso di incidente, a causa della natura altamente infiammabile di tale materiale.

Il cuore pulsante della 917/20 era il boxer 12 cilindri da 4,9 litri, capace di erogare 600 cavalli a 8.400 giri/min. La vettura, dalle forme meno armoniche rispetto alle altre 917, fu dipinta di rosa e adornata con disegni che ricordavano i tagli della carne, guadagnandosi così il soprannome affettuoso di “Pink Pig” o “Maialino rosa”. Questa insolita livrea, insieme alle sue forme tozze, la trasformò in un’icona visiva immediatamente riconoscibile. Alla 24 Ore di Le Mans, la 917/20 si fece subito notare durante le pre-qualifiche, chiudendo con il miglior tempo assoluto. Anche se non riuscì a replicare questo risultato durante le qualifiche ufficiali, la vettura dimostrò un notevole potenziale in gara, lottando costantemente nelle posizioni di testa. Purtroppo, un guasto interruppe la sua corsa mentre era in sesta posizione, vanificando così le speranze di un risultato straordinario.

Nonostante il suo breve percorso nelle competizioni, la Porsche 917/20 rimane una delle vetture più iconiche e amate della storia delle corse automobilistiche. La sua combinazione unica di prestazioni estreme, design eccentrico e una storia affascinante la rendono una leggenda tra gli appassionati di motori di tutto il mondo. Anche se il suo tempo in pista è stato breve, il “Pink Pig” continua a vivere nel cuore degli appassionati, come un simbolo indelebile dell’ingegno e della creatività nella ricerca della velocità e dell’eccellenza automobilistica.

Porsche 917/30

Nel mondo delle corse automobilistiche, poche vetture possono vantare un’impressionante storia di successo e innovazione come la leggendaria Porsche 917. Tuttavia, è con la sua evoluzione più radicale, la 917/30, che la Porsche ha ridefinito il concetto di prestazioni estreme e dominio assoluto. Dopo la vittoria nel 1972 con la 917/10, la Porsche decise di alzare ulteriormente l’asticella, sviluppando la 917/30, una vettura destinata a diventare un’icona nell’ambito delle corse automobilistiche. Basata sullo stesso concetto della carrozzeria barchetta della 917, la 917/30 presentava una serie di innovazioni radicali che la rendevano una delle vetture più avanzate e potenti mai costruite.

Una delle principali evoluzioni rispetto alla 917/10 era il passo maggiorato e il nuovo design del frontale, che offriva una maggiore deportanza e stabilità. La coda allungata, dotata di uno spoiler completamente ridisegnato, contribuiva a migliorare ulteriormente l’aerodinamica della vettura. Grazie a una geometria del sistema sospensivo più efficace, la 917/30 offriva anche una migliore guidabilità, riducendo il carattere indomito della sua predecessora. Ma le innovazioni non si fermavano alla carrozzeria. Il motore boxer 12 cilindri, aumentato nella cilindrata da 5 a 5,4 litri e dotato di turbocompressori, raggiungeva una potenza impressionante di 1.580 cavalli in assetto da qualifica, e circa 1.200-1.300 cavalli in gara. Questo rendeva la 917/30 una delle vetture più potenti mai costruite, con prestazioni che ancora oggi rimangono ineguagliabili. Grazie all’utilizzo di fibre plastiche per la realizzazione della carrozzeria, il peso della vettura veniva contenuto a soli 849 kg, garantendo un rapporto peso/potenza straordinario di soli 0,53 kg/CV.

La livrea giallo/blu della sponsor Sunoco, insieme al soprannome “Penske Yellow Submarine”, rendeva la 917/30 immediatamente riconoscibile sulle piste di gara. Schierata esclusivamente dal team ufficiale Penske e condotta da Mark Donohue, la 917/30 dominò letteralmente l’edizione 1973 del campionato Can-Am, vincendo sei delle otto gare in calendario. Tuttavia, il dominio della 917/30 portò anche alla fine del campionato Can-Am. Il livello straordinario di prestazioni e i costi insostenibili portarono ad un ridimensionamento della serie, mettendo fine a un’epoca dorata delle corse automobilistiche. La 917/30 continuò a gareggiare con successo nel campionato Interserie in Europa, dominando per diversi anni con piloti del calibro di Herbet Müller e Leo Kinnunen.

Il leggendario record di velocità sul giro sul Talladega Speedway, stabilito da Mark Donohue e la 917/30 nel 1975, rimase imbattuto per quattro anni, confermando il ruolo di questa vettura come una delle più grandi icone nella storia delle corse automobilistiche. Con la sua potenza ineguagliabile, il design rivoluzionario e le prestazioni mozzafiato, la Porsche 917/30 rimane una leggenda immortale nel pantheon delle corse automobilistiche.

Porsche 917K/81

Nel panorama delle corse automobilistiche, poche vetture hanno saputo conquistare l’immortalità come la leggendaria Porsche 917. Eppure, anche dopo il suo periodo di gloria, la saga della 917 continuò con un capitolo poco conosciuto ma altrettanto affascinante: la Porsche 917K81 Kremer. Quando il limite di cilindrata di 3 litri fu eliminato per le vetture sportprototipo, i fratelli Kremer, rinomati preparatori tedeschi, si fecero avanti con un’idea audace. Prendendo ispirazione dai progetti forniti dalla Porsche, i Kremer costruirono la loro interpretazione della 917, la 917K81, e la portarono sulle piste con una serie di modifiche sostanziali.

La 917K81 rappresentava un’evoluzione significativa del concetto originale della 917. Il telaio fu rinforzato mediante l’uso di tubi di diametro maggiore, le sospensioni furono riviste per sopportare gli sforzi imposti dai pneumatici più moderni e la veste aerodinamica fu ridisegnata per migliorare le prestazioni in pista. Inoltre, la vettura fu equipaggiata con il robusto cambio a soli 4 rapporti della 917/30, garantendo un’efficace trasmissione della potenza alle ruote. Una delle caratteristiche più singolari della 917K81 era la sua iscrizione al Gruppo 6, riservato alle barchette, nonostante fosse una coupé. Questo fu possibile grazie a un buco regolamentare che consentiva l’iscrizione di vetture coupé con un’apertura fissa nel tetto. I Kremer adattarono la 917K81 inserendo un’apertura nel tetto, permettendo al pilota di utilizzare lo specchio retrovisore posizionato al di sopra della cornice del parabrezza.

Nonostante la corsa contro il tempo per portare la vettura alla competizione, i Kremer non poterono concentrarsi appieno sull’aerodinamica della 917K81. Il tempo fu dedicato principalmente ad altri aspetti del progetto, lasciando la vettura in svantaggio rispetto alle sue concorrenti più moderne. Il debutto della 917K81 alla 24 Ore di Le Mans del 1981, con piloti del calibro di Bob Wollek, Xavier Lapeyre e Guy Chasseuil, si rivelò deludente. La vettura fu superata in pista da vetture più recenti e sofisticate, come la Porsche 936. Anche nella successiva gara a Brands Hatch, la 917K81 non riuscì a brillare, ritirandosi a causa della rottura di una sospensione. Nonostante i risultati deludenti, la Porsche 917K81 Kremer rimane un capitolo affascinante nella storia delle corse automobilistiche. La sua breve ma intensa apparizione nelle competizioni testimonia l’eterna lotta per l’innovazione e il dominio sulle piste, portando avanti il leggendario spirito della 917 anche negli anni successivi alla sua gloria.