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Quando Ascari parlò in barese…

1950 gp bari

Fino a domenica 28 aprile si fa festa con la rievocazione del Gran Premio di Bari. Un appuntamento che ha scritto importanti pagine dell’automobilismo, non solo pugliese

Le rievocazioni delle grandi corse di tanti anni fa sono sempre più popolari, tra coloro che ormai sono diventati “eredi” non solo dei piloti di una volta ma anche del pubblico, dei meccanici e – perché no – pure dei giornalisti, al seguito dei maggiori eventi di prima e dopo la guerra. Nelle giornate di inizio primavera si celebra, con cadenza biennale, quello che fu il Gran Premio di Bari, corsa su circuito cittadino per monoposto Formula 1, Formula 2 e anche per vetture Sport che negli anni dal 1947 al ’56 seppe dare risonanza mondiale al capoluogo pugliese, in parallelo alla rinascita della Fiera del Levante. Se ne occupa l’Old Cars Club di Bari, da un’idea che incominciò a circolare oltre 30 anni fa in Automobile Club e infine realizzata per la prima volta nel 2010, in collaborazione tra le due entità organizzative. Il Club barese, guidato da Antonio Durso, è dal 2015 organizzatore unico della rievocazione, che consiste nel raduno di vetture di valore storico, non necessariamente legate alla storia della gara, nella zona centrale della città. L’area interessata dalla manifestazione è quella che nel capoluogo adriatico gode di maggiore visibilità: viene allestito un circuito sul tratto di Lungomare che corre dall’antico Castello Svevo al Teatro Margherita, per chiudersi su Piazza Prefettura, dove sono ubicati centro operativo e paddock. Non è però lo stesso percorso dell’antico Gran Premio.

Testimonial da F1

La storia della città, dagli anni Cinquanta a oggi, ha ovviamente cambiato esigenze sociali e assetto urbanistico. Motivo che rende impossibile riproporre l’originale tracciato di 5,54 km che si svolgeva attorno alla Fiera del Levante, su un veloce e impegnativo tratto del Lungomare Nord. Strade che, se utilizzate oggi, soffrirebbero di disagi eccessivi, anche per la presenza nell’area di un centro ortopedico. Identico, invece, è rimasto il coinvolgimento popolare: nelle due giornate dell’attuale manifestazione, gli organizzatori valutano le presenze in 60.000 spettatori, distribuiti lungo le strade del centro cittadino. Nella prima idea della rievocazione si pensò di coinvolgere piloti di F1 di quell’epoca, come Nelson Piquet in rappresentanza dei brasiliani: un pensiero dovuto alla memoria di Chico Landi, che dopo aver vinto il Gran Premio del 1948, quella volta riservato a vetture di F2, nell’edizione del 1952 fu a Bari il primo pilota brasiliano a vincere un GP di F1, seppure non valido per il Mondiale. Nessuno poteva immaginare, allora, dove sarebbero arrivati in futuro i piloti del suo Paese: a partire esattamente da 20 anni più tardi, quando Emerson Fittipaldi vinse nel 1972 il suo primo titolo. L’operazione-testimonial era destinata a riuscire più avanti: nell’edizione 2022 fu presente Cesare Fiorio, che non si lasciava pregare alle richieste di ricordare i suoi anni da direttore dell’attività sportiva Ferrari in F.1. Per la rievocazione 2024, è stato invece annunciato l’arrivo di Riccardo Patrese, che sarà presente a Bari nei due giorni della manifestazione.

1956 hwm stirling moss
GP di Bari 1956 Stirling Moss su HWM

Telecronaca da Maracanà

A proposito di Fittipaldi e di giornalisti: poteva mancare all’epoca la dettagliata cronaca delle imprese di Landi, da trasmettere al pubblico brasiliano? A beneficio dei calienti tifosi sudamericani, giunse a Bari il più noto tra i commentatori sportivi della radio brasiliana: Wilson Fittipaldi, prima generazione in Brasile di una famiglia emigrata dalla Basilicata, già diventato padre di Emerson e Wilson Jr. Anche di Fittipaldi Senior sono state tramandate le imprese… al microfono: ben quattro ore di diretta radiofonica, in perfetto stile brasiliano. Ovvero, senza mai tirare il fiato. Tra il 1947 e il ’56, il GP di Bari fu disputato in 9 edizioni, tutte con la direzione gara a cura di Renzo Castagneto, uno dei quattro creatori della Mille Miglia. Autore e regista fu Francesco Chieco, che attraverso il Direttivo dell’AC Bari, del quale era presidente, organizzò il 13 luglio 1947 la prima edizione del Gran Premio, avvalendosi tra l’altro del supporto di un altro dei padri della Mille Miglia, Giovanni Canestrini. Il circuito, ideato dallo stesso Chieco, fu facilmente realizzato attorno al quartiere fieristico, area allora periferica della città.

Dalle tragedie belliche alla rinascita

Il rettilineo di partenza, da Corso Vittorio Veneto al Lungomare Starita, si affacciava sull’area portuale. La stessa che, meno di quattro anni prima, subì un pesantissimo bombardamento da parte degli Junkers della Luftwaffe, che provocarono tra l’altro la gigantesca esplosione di una nave americana carica di bombe all’iprite. Una città messa a ferro e fuoco dagli eventi bellici, passò alla rinascita e al riscatto morale della sua struttura urbana e dei suoi abitanti: fu una molla d’orgoglio, nei sentimenti di questa parte dell’Italia di allora e di tante altre realtà disseminate lungo la Penisola, che materializzò uno dei tanti miracoli del Dopoguerra. Furono gli anni in cui l’Italia si scoprì non più imperiale, ma poverissima. In quei momenti, tra le tante necessità urgenti cui fare fronte, un gruppo di illuminati dell’AC Bari ideò un evento subito adottato dalla popolazione locale, che nello spirito di rinascita generale diventò parte collaborativa. È questo il clima in cui nacque una delle gare internazionali che anticiparono l’istituzione del Mondiale di F1, ufficialmente varato nel 1950. Gli ingegneri Giuseppe Rizzo e Giuseppe Chieco Bianchi, noti professionisti dell’epoca, progettarono ogni struttura necessaria, recuperando materiale per erigere l’imponente struttura in legno per direzione gara e box (anzi, “rifornimenti”, secondo la dizione di allora) e le gigantesche tribune ai lati del rettilineo di partenza. Le abilità di PR di Francesco Chieco verso costruttori, piloti e scuderie, radunarono per il primo Gran Premio undici vetture, tra le quali due Alfetta 158 ufficiali per Achille Varzi e Consalvo Sanesi e una Maserati 4CLT della Scuderia Milano per Chico Landi. Non mancò un pilota barese, Liborio Fasano, a bordo di una vecchia Alfa 8C 2300.

1948 chico landi maserati
GP di Bari 1948 Chico Landi su Maserati

Un testimone del tempo

Si costituì la prima scuderia pugliese, la Japigia, che con questa stessa denominazione sarà destinata a entrare nel nuovo millennio, con le attività organizzative a cura di Mario Walter Oliva. La Japigia, in quell’epoca presieduta dal pioniere dell’automobilismo pugliese Luigi Amati, partecipò attivamente all’organizzazione del Gran Premio. Sono nella nostra memoria i racconti di uno dei fondatori, Cosimo Triggiani: “Tutta la città di Bari viveva febbrilmente il clima del Gran Premio e gli appassionati andavano a caccia dei piloti più famosi, per conoscerli di persona. Io stesso fui protagonista di un episodio simpatico: da giovane somigliavo parecchio ad Alberto Ascari, tanto che nel ’48, nei giorni del 2. Gran Premio, fui circondato da un gruppo di tifosi. Non ci fu niente da fare, non c’era verso di spiegare loro che non ero io “Ciccio”, il loro beniamino. Al che, mi venne l’idea di farglielo capire parlando in dialetto barese. E solo allora mi credettero…”. Triggiani fu testimone di scene incredibili quanto memorabili, rischiando addirittura di… entrare nella storia della F1: “Certamente, i migliori piloti arrivavano a Bari attirati dagli ingaggi che venivano loro proposti. Ma, una volta in gara, nessuno correva al risparmio. Lo dimostra un episodio avvenuto nel ’49, quando la Scuderia Ferrari portò a Bari ben sei 166 FL per Gigi Villoresi, Alberto Ascari, Piero Taruffi, Franco Cortese, Felice Bonetto e per un pilota leccese, Roberto Vallone. Villoresi, impegnato in una lotta molto accesa per il primo posto con Ascari, si vide improvvisamente un cane attraversargli la strada. Il povero animale non sopravvisse all’urto, che mise fuori gioco anche la vettura, ferma per rottura del radiatore.” Fin qui, l’incidente potrebbe ricadere negli imprevisti tipici di quel tempo. Invece, scatenò eventi che restarono per tutta la vita nei rimpianti di Triggiani: “Nello stesso tempo, il mio amico Chico Landi, che mi aveva iscritto come pilota di riserva, era fermo ai box con la sua Ferrari per il rifornimento. Sfortuna volle che non ero presente quando un meccanico, come poi mi raccontarono, ferì Landi a un sopracciglio nel passargli una bottiglia d’acqua da bere, spinto dalla calca inverosimile che si era creata attorno alla vettura. L’incidente provocò un taglio abbastanza serio da impedire al pilota di proseguire, perciò tutti mi cercarono per affidarmi la vettura, ma senza trovarmi. Allora Villoresi, che nel frattempo era rientrato ai box, vedendo la Ferrari di Landi libera non ci pensò due volte a saltarci su e a rientrare in gara. Si lanciò in una corsa disperata che lo portò infine al quarto posto. Così quella gara fu vinta da Ascari, davanti a Cortese e Bonetto.”

Paddock da Campionato del Mondo

Furono incoronati a Bari Achille Varzi, vincitore del 1. Gran Premio, e Nino Farina, che nel 1950, dopo aver trionfato sul cittadino del Lungomare, si aggiudicò il primo titolo F1 della storia. Poi toccò, oltre ai già citati Landi e Ascari, anche a Manuel Fangio e a Froilàn Gonzales. La sagoma di quest’ultimo, all’epoca meglio conosciuto come “Cabezòn”, ci fu descritta bene da un metalmeccanico barese, il quale raccontava la riparazione d’emergenza a un semiasse, che gli fu richiesta nei giorni del GP del 1954. Gli ultimi successi furono di Jean Behra e infine di Stirling Moss. Fu l’inglese, con la vittoria ottenuta 1956 su Maserati 300S a chiudere il ciclo del GP di Bari. Vincitori o no, nel paddock del Lungomare di fronte all’Adriatico sono entrati i più storici piloti della F1, e non solo: fece in tempo a partecipare anche Tazio Nuvolari, ormai nella fase finale della sua carriera, che al suo arrivo a Bari per il GP del 1948 fu accolto da un corteo di auto di tifosi festanti. Lo sviluppo della città intanto procedeva al galoppo, interessando anche l’area – ormai non più periferica – attorno alla Fiera del Levante. I problemi di sicurezza e di ordine pubblico incominciarono a essere superiori a quelli economici, già seri per gli ingenti costi di allestimento da affrontare. Ma soprattutto, in quegli anni furono molte le manifestazioni a soccombere, sull’onda emotiva degli accadimenti tragici di Le Mans ’55 e della Mille Miglia del ’57, con l’incidente di Alfonso De Portago a Guidizzolo. Così, tutto fu rimandato alla costruzione di un circuito permanente, del quale a Bari si incominciava a parlare. Ma nell’attesa dell’apertura dell’impianto di Binetto, dovettero trascorrere altri 33 anni.