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Quel circuito ovale in Catalogna

Un secolo fa, sull’esempio di Indianapolis, nacque il circuito spagnolo di Sitges Terramar. Ma ebbe vita breve…

Negli anni attorno alla Prima guerra mondiale in Europa si diffuse la passione per i circuiti ovali sulla scia degli emozionanti racconti di chi aveva visto da vicino il catino di Indianapolis. Si cercò quindi di ricreare il fascino e l’emozione del circuito americano anche in Europa con progetti ed esiti alquanto diversi. In Francia proposero il tracciato di Montlhéry, nel Regno Unito nacque l’impianto di Brooklands, in Italia Monza fin dalla nascita abbinò al tracciato che conosciamo ancora oggi, il suo circuito di alta velocità mentre la Germania non volle essere da meno con l’Avus a Berlino.

Ma anche la Spagna, terra di grande tradizione automobilistica, può giustamente gonfiare il petto e sbandierare il proprio circuito ovale. Un tracciato nato con grandi ambizioni che – per colpe non sue – ha avuto vita breve e che oggi si pensa, ciclicamente, di far tornare alla luce. Se pensiamo alla Catalogna da corsa ci vengono subito in mente i circuiti di Montmeló e quello ricavato nel parco del Montjuic a Barcellona in cui si gareggiò fino a metà degli Anni ’70 quando venne dismesso in seguito all’incidente che vide la monoposto di Rolf Stommelen finire tra gli spettatori con un tragico bilancio di quattro morti. Chi ha la memoria un po’ più lunga arriva al circuito cittadino di Pedralbes, ricavato sempre tra le case di Barcellona, in cui la Formula 1 corse nei primi Anni ’50. Ma chi conosce il tracciato di Sitges-Terramar che si trova ad una ventina di chilometri dalla capitale catalana?

Nei primi anni del ‘900 in Catalogna si disputarono parecchie corse automobilistiche, ma tutte su tracciati ricavati su strade normalmente aperte al traffico. Una decina le configurazioni ideate dagli organizzatori ma tutte quante con un tasso di pericolosità quanto meno elevato. Subito dopo il primo conflitto mondiale, quindi, in Spagna si fece chiara l’esigenza di costruire un circuito permanente in modo tale da garantire maggior sicurezza ai bolidi dell’epoca e, va da sé, a piloti e spettatori. A mettere tutti d’accordo fu un facoltoso appassionato catalano, Federico “Frick” Armangué, che nel 1922 propose la realizzazione di un circuito ovale nel territorio di Sitges. Armangué fonda la società Autodromo Nacional ed affida all’architetto Jaume Mestres la progettazione del tracciato mentre al collega Josep Maria Martino tocca quella delle infrastrutture del circuito. Si tratta di un ovale che misura due chilometri con curve sopraelevate di 60°, la larghezza della pista varia tra i 18 ed i 22 metri. Il fondo stradale è realizzato con grandi pannelli di cemento, come a Montlhéry. Il costo è, per l’epoca, astronomico: quattro milioni di pesetas. Per dare un’idea di che tipo sia Frick Armangué, pilota a tempo perso, basti dire che si fa costruire un’Hispano Suiza su misura per testare il percorso…

A metà del 1923, dopo trecento giorni di lavoro, il circuito di Sitges-Terramar è pronto ed il 28 ottobre dello stesso anno ospita la sua prima gara: niente meno che il 2° Gran Premio di Spagna, a dieci anni di distanza dal primo che ebbe luogo nel 1913 vicino a Madrid. È una corsa riservata a vetture da Gran Premio di due litri. Le cronache dell’epoca ci dicono che all’arrivo, dopo duecento giri, si classificarono solo cinque vetture: la vittoria è del francese Albert Divo (che negli anni successivi diventerà il simbolo della Bugatti) con una Sunbeam con il tempo di 2h33’50” alla media di 155,89 km/h. Secondo il conte Louis Zborowski con una Miller 122, più lento di 56″. Terzo posto per la Elizalde 511 di Alfonso Carrera che impiega 3h26’35” per concludere la sua fatica. Quarta l’Alfa Romeo RL di José dos Santos Mora davanti all’altra Elizalde di José Feliu. Ritiro per la Sunbeam del pilota britannico di origini livornesi Dario Resta, vincitore della 500 Miglia di Indianapolis nel 1916 e destinato a morire a Brooklands il 2 settembre 1924. Non vede il traguardo anche l’inglese Clive Gallop con un’Aston Martin. Il giro più veloce è di Zborowski con 45″8 alla media di 156,89 km/h.

Una settimana dopo si corre una gara per vetturette che vede la vittoria di Robert Benoist con una Salmson, alle sue spalle alcuni piloti di nome tra i quali Tazio Nuvolari. La storia dell’ovale di Sitges sembra essere all’inizio ed invece è già alla fine: conclusi i lavori, i costruttori del circuito chiedono alla società Autodromo Nacional di pagare immediatamente quanto dovuto e le casse si prosciugano in fretta tanto che i piloti delle due gare ripartono senza i premi previsti. La strada è segnata: nel 1925 Autodromo Nacional fallisce ed il circuito viene acquistato a prezzo di saldo nel 1929 da Edgar Morawitz, editore di quotidiani e playboy trasferitosi dalla natia Praga in Spagna nel 1927, che si diletta a correre specialmente nelle cronoscalate. La pista catalana riapre nel 1932 ma solo per le moto del Campionato spagnolo, di auto non se ne parla più. Di lì a pochi anni scoppia la guerra civile e Morawitz, schieratosi con i Repubblicani contro Francisco Franco, ha ben altro a cui pensare. Morirà nel 1945 a soli 53 anni.

L’ovale catalano viene abbandonato e se ne riparla dopo la guerra ma in maniera decisamente fugace: un paio di corse minori ad inizio Anni ’50 e poi l’oblio totale. Il fatto che da settant’anni non si corra più a Sitges-Terramar non significa però che il circuito sia stato smantellato, tutt’altro! Il tracciato e parte delle infrastrutture sono ancora in piedi e la loro condizione, tenendo conto che risalgono agli Anni ’20, sono più che accettabili. Si tratta di un’area nell’entroterra, lontano dal mare, dove attualmente ha sede un… allevamento di polli! Negli ultimi anni si è risvegliato l’interesse degli appassionati verso questo circuito storico ma le ipotesi di recupero si sono scontrate contro la richiesta formulata dal contadino proprietario per vendere l’area: ben dieci milioni di euro! C’è un Frick Armangué del nuovo millennio che ha voglia di mettersi una mano sul cuore e l’altra sul portafogli per riportare in vita questo gioiello della storia automobilistica iberica?