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Storia della Mille Miglia, storia di Brescia nel mondo

la ferrari 166 s di tazio nuvolari e sergio scapinelli alla mille miglia 1948

Il futuro re di Maranello ha appena lasciato l’Alfa Romeo, firmando un impegno a non ricostituire la Scuderia Ferrari e a non intraprendere l’attività agonistica per quattro anni. Ma già nel 1940 ecco che al via della Mille Miglia arrivano due 815, motore 8 cilindri e 1.500 centimetri cubici di cilindrata, costruite dal Drake per il marchese Lotario Rangoni Machiavelli e per il giovane Alberto Ascari.

La Mille Miglia è una gara eterna. Una manifestazione che nasce a Brescia nel 1927, ottant’anni fa. Proprio quando la Leonessa d’Italia vanta di essere una città di tutto rispetto e quando nei cinema di seconda serie, tutti in zona Carmine, su un lenzuolo al posto dello schermo vengono trasmesse le cavalcate di Tom Mix, le imprese di Maciste o le esibizioni delle “dive del muto”, dalla Pina Menichelli alla “Leda Gys”, Gisella Lombardi.

La Freccia Rossa irrompe nella tranquilla monotonia di un’epoca che offre ben pochi divertimenti. In men che non si dica, la “doppia emme” crea un sentimento di attesa spasmodica, di grande curiosità. In un periodo in cui su uno che ha il portafoglio pieno, tanti altri lamentano le tasche vuote, questa gara diventa l’evento per tutti. L’evento di tutti. L’evento dell’anno, in grado di far felici anziani e bambini. Un motivo di vanto che ogni bresciano inserisce nel proprio bagaglio culturale. La gara per eccellenza. Un sogno. La manifestazione motoristica più attesa d’Italia. Un “ponte” impensabile tra storia, arte, cultura, evoluzione tecnologica e sport. Ma soprattutto, una “cosa” bresciana.

“Per partecipare, ma anche per organizzare, è fondamentale conoscere l’animo della gara. La Mille Miglia ti costringe ancora oggi a portare in auto la bottiglietta di plastica nella quale urinare pur di non fermarti. Che costringe gli equipaggi a saltare il pranzo o la cena per aiutare i meccanici. Una gara che non consente errori”. A dirlo era Luciano Viaro, vincitore dell’edizione 2007 con la Alfa Romeo 6C 1500 SS del 1928, che aggiungeva: “La Mille Miglia è una corsa elitaria e popolare allo stesso tempo, che riesce anche a coniugare storia, cultura, tradizioni e grande agonismo. È questo il suo successo. Costantino Franchi ha creato qualcosa che, seppure nata a Brescia, appartiene al mondo intero. È importante proseguire nel segno della continuità. Non c’è nulla da cambiare a questa gara”.

Il 6 novembre 1939, Enzo Ferrari scrive: “Caro Castagneto, ho ricevuto il ritaglio del Popolo di Brescia… La Mille Miglia è dunque entrata in cantiere per una nuova superba edizione? Ne ero sicuro, e tanto che, passando da Modena, potrete constatare sino a qual punto io ne sia convinto”. Il futuro re di Maranello ha appena lasciato l’Alfa Romeo, firmando un impegno a non ricostituire la Scuderia Ferrari e a non intraprendere l’attività agonistica per quattro anni.

Ma già nel 1940 ecco che al via della Mille Miglia arrivano due 815, motore 8 cilindri e 1.500 centimetri cubici di cilindrata, costruite dal Drake per il marchese Lotario Rangoni Machiavelli e per il giovane Alberto Ascari. Si ritirano entrambe, ma da quel momento in poi non ci sarà più un’edizione senza una “Rossa”. Nel 1948 Biondetti-Navone su 166 S Coupé Allemano, nel 1949 Biondetti-Salani con la 166 MM Touring, nel 1950 Marzotto-Crosara al volante della 195 S Touring, nel 1951 Villoresi-Cassani guidano la 340 America Vignale. E ancora: nel 1952 Bracco-Rolfo prendono il via con la 250 S Vignale, nel 1953 Marzotto-Crosara si presentano con la 340 MM Spider Vignale, nel 1956 Castellotti su 290 MM Spider Scaglietti, nel 1957 Taruffi vince la gara con la 315 S Pinin Farina.

La Mille Miglia era ed è la “Corsa” bresciana. Era ed è Brescia, ieri in Italia oggi nel mondo. La nostra città non è solo la “cassaforte” di opere uniche come piazza della Loggia, piazza della Vittoria, piazza Paolo VI, il Tempio Capitolino, il Monastero di San Salvatore, quello di Santa Giulia, o del Duomo vecchio, dove sono conservati i capolavori di Palma il giovane, del Moretto e del Romanino. Brescia è la Mille Miglia. E la Mille è Brescia. C’è una simbiosi identitaria tra la corsa più bella del mondo e gli abitanti di questa città. Una simbiosi tra la Mille Miglia e Brescia e tra Brescia e il mondo. Ma come tutti gli eventi di importanza internazionale, anche la manifestazione bresciana vivrà diversi cicli. Almeno tre, per ora.

Il primo è quello della nascita: 1927, anno in cui si registra la vittoria bresciana della OM 2000 di Minoja-Morandi alla media di 77 chilometri orari circa. La Mille Miglia è una gara di velocità lunga 1.600. Una competizione massacrante che parte da viale Rebuffone, oggi viale Venezia, e si snoda sul percorso Brescia-Roma-Brescia. La MM è una corsa che non morirà mai perché i bresciani vivono un amore sconfinato nei suoi confronti. Esiste un’identificazione totale tra la cittadinanza e la gara.

achille varzi e decimo compagnoni su un'alfa romeo 6c 1750 gs spider zagato alla mille miglia 1930
Achille Varzi e Decimo Compagnoni su un’Alfa Romeo 6C 1750 GS Spider Zagato alla Mille Miglia 1930

I tre “cicli” della Mille Miglia

Non osate chiedere ad un bresciano, di qualsiasi età ed estrazione sociale, cosa sia la Mille Miglia: non vi perdonerà mai. La corsa più famosa del mondo è figlia dei “4 moschettieri” Aymo Maggi, Franco Mazzotti, Renzo Castagneto, lo stato maggiore dell’allora giovane Regio Automobil Club di Brescia, e Giovanni Canestrini, giornalista della Gazzetta dello Sport. Inizia il periodo leggendario. Gli anni in cui Tazio Nuvolari firma vittorie epiche. Leggende raccontano di un sorpasso ad Achille Varzi di notte ed a fari spenti. In realtà pare fosse l’alba. Duelli e successi che spingono Gabriele D’Annunzio a regalare a “Nivola” il portafortuna più famoso del mondo.

La tartarughina d’oro accompagnata da una dedica speciale: “al pilota più veloce del mondo, l’animale più lento”. Ma questo è anche il periodo in cui la 815 di Enzo Ferrari anticipa l’immancabile presenza delle “Rosse” in ogni edizione futura. L’unica e lunga interruzione di questo ciclo la si registra nel 1940, cioé quando Benito Mussolini porta l’Italia in guerra. Dopo la scomparsa del duce, la corsa riprende nel 1947. Vince Clemente Biondetti in coppia con Emilio Romano sull’Alfa Romeo 8C 2900 B. Il primo ciclo si conclude nel 1957 con il successo di Piero Taruffi e con la tragedia di Guidizzolo, in provincia di Mantova: lo scoppio di uno pneumatico costa la vita al pilota spagnolo Alfonso De Portago, al navigatore americano Nelson, e ad undici spettatori, fra cui cinque bambini. Subito dopo, il governo italiano decreta la fine delle corse su strada.

maggi, mazotto, canestrini, castagneto
Maggi, Mazotto, Canestrini, Castagneto

A parte tre edizioni con formula mista velocità e regolarità, che si disputano tra il 1958 e il 1961 sempre sotto la regia di Renzo Castagneto, della Mille Miglia non si parla quasi più. La ricorrenza del 1967, quarant’anni dalla nascita e dieci dall’interruzione del mito, passa inosservata. L’unica iniziativa che riscuote consensi è il Raid delle 10 Miglia, una gara per auto d’epoca che si svolge lungo i tornanti della Maddalena. Poi, per altri dieci anni, la Freccia Rossa finisce nel cassetto dei ricordi. Il secondo ciclo di questa gara inizia quando, nel 1977, cinquant’anni dopo la fondazione e 20 dopo l’interruzione, un gruppo di irriducibili appassionati organizza l’edizione rievocativa.

Una grande vittoria. E con sommo dispiacere, molti temono: per vedere uno spettacolo del genere se ne riparlerà certamente nel 1987. Errore. I giovani appassionati Beppe Lucchini, presidente della scuderia Mirabella Mille Miglia, Vittorio Palazzani, Costantino Franchi, il giornalista Manuel Vignali (morto nel 1993), Gino Danieli ed Ezio Ziletti, letteralmente conquistati dal fascino della “doppia emme” danno vita all’attuale Mille Miglia. Siamo nel 1982. Si parte da piazza della Vittoria: 150 vetture circa. È un successo. “L’abbiamo trovata abbandonata e “negretta” – racconta Costantino Franchi, anima di questo evento da sei lustri –. L’abbiamo ricostruita, ma abbiamo dovuto lavorarci tanto. In questi trent’anni, io sono sempre stato innamorato dell’edizione successiva. È la prima volta che non mi succede. Forse perché non la organizzerò più io. E questo non mi consente di mettere al servizio della Freccia Rossa la mia passione”.

All’inizio, la cadenza è biennale. Poi, a partire dal 1986, anno i cui ci sono 250 vetture al via su 517 richieste di partecipazione, la “MM” viene disputata ogni anno nel mese di maggio. Un evento destinato a crescere di edizione in edizione. Dal 2001 si rasentata la perfezione: arrivano a Brescia 370 vetture da ogni angolo del mondo, a fronte di 830 richieste di partecipazione, e di mille e 500 giornalisti accreditati. Spettacoli, folklore, musica e concerti, oltre a mostre fotografiche, d’arte figurativa e di frammenti di storia. Un mix di eventi nell’evento trasformano Brescia nella capitale mondiale della storia dell’auto. E intanto nascono: il Club amici americani della Mille Miglia, che organizza la kermesse California Mille; la Festa Mille Miglia in Giappone, una gara che ha la supervisione italiana; la Mil Millas Sport de la Repùblica Argentina, che riprende la tradizione di una gara locale degli anni ’40. Il punto forte della “doppia emme” resta il percorso.

L’inizio del terzo ciclo prende il via in tribunale. Il 24 marzo 2006, sulla Gazzetta Ufficiale dell’unione Europea viene pubblicato del bando di concorso alla gara d’appalto per l’organizzazione della gara più famosa del mondo. Il 15 maggio, la commissione giudicante affida provvisoriamente l’organizzazione all’Ati Mac Events, alla Meet Comunicazione e alla Sanremorally. Provvisoriamente perché il completamento delle procedure spettano all’Ac Brescia. Il 7 giugno, la Marva, che organizza la gara da trent’anni, deposita un ricorso al Tar di Brescia contro il locale Ac e la sua società. Intanto, cinque giorni dopo, il presidente della Mac Events Sandro Binelli presenta le fideiussioni bancarie e il resto della documentazione necessaria a rilevare la Mille Miglia.

Ma la società vincitrice dell’appalto, ad agosto, viene inspiegabilmente esclusa. A gennaio 2007, il Consiglio di Stato respinge la richiesta di un provvedimento urgente di sospensiva dell’esclusione della Ati Mac Events. A marzo arriva la decisione definitiva. Il Tar accoglie il ricorso numero 1096/06 presentato dall’Ati contro Ac Brescia e Marva. La sentenza annulla la revoca dell’aggiudicazione provvisoria della gara d’appalto per organizzare la rievocazione della “MM” in favore delle tre società, l’aggiudicazione definitiva in favore della Marva, voluta dall’Ac Brescia ad ottobre ed il relativo contratto d’appalto. Solo grazie all’intervento del sindaco Paolo Corsini le parti in causa trovano un accordo: L’Ati rinuncia all’esecuzione della sentenza del Tar e lascia a Marva l’organizzazione dell’edizione 2007, ma l’Ac Brescia deve risarcire l’Ati per il danno subito.

la ferrari 195 s berlinetta touring di giannino marzotto e marco crosara alla mille miglia 1950
La Ferrari 195 S berlinetta Touring di Giannino Marzotto e Marco Crosara alla Mille Miglia 1950

Curiosità in breve

I dubbi – Nel 1927 vene annunciato si svolge una corsa automobilistica di 1.600 chilometri su strada e non in pista. Gli stessi tecnici ritengono la sfida superiore alle possibilità delle auto di allora.
I costruttori – Alcuni dei nomi che ritornano con insistenza tra i protagonisti della Mille Miglia sono quelli di marche di accessori. Le stesse che ancora oggi sono in lizza per i titoli mondiali nelle diverse specialità: Weber (oggi confluita nella Magneti Marelli), Bosch e Lucas, Carello e Marchal, Pirelli, Michelin, Dunlop e molti altri.
Il carburatore – Un elemento essenziale per il funzionamento dell’auto, modificato nel corso delle varie edizioni della Mille Miglia, è il carburatore. I miglioramenti delle prestazioni, attraverso affinamenti per i modelli destinati sulle auto da corsa, viene trasferito alla produzione di serie.
L’iniezione – L’iniezione del carburante fa il suo esordio alla Mille Miglia. Accadde sotto le insegne della Bosch, nel 1955. La Casa tedesca realizza i prototipi sfruttando la propria esperienza nel campo dei motori diesel e aeronautici. Prima di allora, l’iniezione del carburante non era mai stata abbinata ad un propulsore a ciclo 8 per uso stradale. La vittoria della Mercedes 300 SLR di Moss-Jenkinson, ne promuove la diffusione.
L’accensione – Basta scorrere i documenti custoditi nell’archivio della manifestazione per scoprire che, mentre nei primi anni il sistema di accensione delle vetture da corsa era quello a magnete, grazie alla Mille Miglia diventa d’uso corrente. In seguito viene adottato da tutte le vetture da turismo. Inoltre, si passa dai regimi massimi di 3.000 giri al minuto a oltre 7.000 giri, per i modelli senza compressore.
I freni – Un altro componente che subisce continui affinamenti durante la Mille Miglia sono i freni. I primi impianti di servocomando vengono sperimentati proprio lungo le strade di questa corsa, per consentire ai piloti frenate energiche anche dopo ore e ore di guida ininterrotta.