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Storia di un vero designer Giorgetto Giugiaro

giorgetto giugiaro

Suo nonno affrescava magnificamente le chiese, mentre suo padre alternava i dipinti ad olio all’arte sacra e alla passione per la musica. Giorgetto Giugiaro viene scoperto quasi per caso, alla tenera età di 16 anni, dall’allora direttore tecnico della Fiat Dante Giacosa. Da lì ha inizio la sua splendida carriera che lo porterà alcuni anni dopo a fondare la Italdesign, dopo una gavetta molto formativa nella “scuola” di Nuccio Bertone.

Giorgetto Giugiaro nasce a Garessio il 7 agosto 1938. Si potrebbe definire un figlio d’arte, dal momento che suo nonno affrescava le chiese e suo padre amava dipingere ad olio oltre a dedicarsi all’arte sacra e ad essere appassionato di musica. Giorgetto si trasferisce già giovanissimo a Torino, dove di giorno frequenta una scuola di disegno artistico e alla sera un corso di disegno tecnico. La grande occasione della sua vita giunge quasi per caso nel 1955, quando in occasione della mostra di fine anno dei lavori della sua scuola, i suoi disegni vengono notati dall’ingegner Dante Giacosa, il valente capo progettista della Fiat che a quell’epoca era già direttore tecnico.

Quelle di Giorgetto Giugiaro sono in realtà soltanto delle divertenti caricature di auto, ma Giacosa rimane impressionato dal talento di quel giovane non ancora diciassettenne e lo fa assumere alla Fiat nel settore stile e design. Giugiaro lavora all’Ufficio Studi Stilistici Vetture Speciali, all’epoca diretto da Fabio Luigi Rapi. Ben presto, la Fiat appare un’azienda di dimensioni sin troppo grandi per permettere a quel valente stilista una rapida carriera. Un’altra svolta nella vita di un Giugiaro poco più che ventunenne arriva nel 1959, quando Nuccio Bertone lo nomina responsabile del centro design.

Il patron dell’azienda si fida ciecamente di Giugiaro, che ammetterà negli anni a venire l’importanza dei consigli di Bertone e di quel periodo per la sua completa maturazione sul piano professionale. Sono gli anni in cui Giugiaro firma per la Bertone prototipi come l’Aston Martin DB4 GT e la Maserati 5000 GT, entrambe del 1961, la Ferrari 250 GT del 1962, la Chevrolet Corvair Testudo del 1963 e auto destinate ad essere prodotte in serie come l’Alfa Romeo 2000 del 1960, la Giulia Sprint GT del 1963, la Fiat 850 Spider del 1965 e la Fiat Dino Coupé del 1967. Ma quando la Dino Coupé entrerà in produzione, Giugiaro se ne sarà già andato dalla Bertone, essendo passato nel novembre del 1965 alla Carrozzeria Ghia come direttore del Centro Stile e Prototipi.

Risalgono a questo periodo auto come la Maserati Ghibli e la De Tomaso Mangusta e la Isuzu 117 Coupé, prodotte in serie, e prototipi come la Fiat Vanessa del 1966 e la Oldsmobile Toronado Thor del 1967. Lo spirito di indipendenza di Giugiaro è così forte da indurlo in quello stesso anno, senza interrompere la sua collaborazione con la Ghia, a dare vita alla Ital Styling un’azienda con cui sviluppare una società di servizio per le Case automobilistiche, che sia di supporto allo studio e allo sviluppo di nuovi modelli. Nel 1968 insieme ad Aldo Mantovani, Giugiaro dà vita all’Italdesign, marchio con il quale creerà insieme a suo figlio Fabrizio oltre 200 modelli, che poi verran

Va detto che all’inizio degli Anni ’90, l’Italdesign si è trasformata in un Gruppo con la nuova ragione sociale Italdesign Giugiaro. La sede, che occupa una superficie complessiva di 42.000 metri quadrati, si trova a Moncalieri, in provincia di Torino. Il Gruppo conta oggi circa 1.200 dipendenti ed ha uffici in Italia e all’estero. Ma la Giugiaro Italdesign non si è occupata soltanto di automobili. Dal 1974 Giugiaro ha creato una Business Unit dedicata al disegno industriale che collabora con prestigiose aziende internazionali per la realizzazione di progetti destinati alla media e grande produzione per i settori industriali più disparati: Aermec, Agusta Costruzioni Aeronautiche, Alstom Ferroviaria, Ansaldo Breda, Apple, Baglietto, Bridgestone, BBurago, Beretta, Cantieri Nautici Cranchi, Castrol, Cinova, Comar. E ancora, Del Tongo, Ferrero, Fiam, Guangzhou Motors Group, Japan Science and Technology Corporation, L’Oreal, Luxottica, Merloni Indesit, Nikon, Okamura, Piaggio, Seiko, Sanpellegrino, Shiseido, Swatch, Telecom, Telepiù, Telit, TrenItalia, Urmet, e molti altri ancora.no prodotti in serie. Ma va detto che molti altri sono stati realizzati in segreto per i principali Costruttori del mondo.

giorgetto giugiaro e miki biasion
Giorgetto Giugiaro e Miki Biasion

I “frutti” della creatività

L’elenco è lunghissimo. Ci limitiamo a ricordare le vetture più significative: Maserati Bora, Merak, Quattroporte e 3.200 GT; le Alfa Romeo Alfetta GT, GTV, Alfasud, Alfasud Sprint e la Brera, derivata dal prototipo con lo stesso nome; la Lotus Esprit, rimasta in produzione per moltissimi anni; l’Audi 80; la Bmw M1, l’unica auto di cui Italdesign abbia prodotto oltre 400 scocche, tutte quelle richieste dalla Casa bavarese per avere l’omologazione in Gruppo 4, in tutti gli altri casi l’Italdesign si limiterà a realizzare dei prototipi; la Saab 9000 Turbo 16v; la prima e la seconda serie della Seat Ibiza; oltre alle Malaga, Toledo, Cordoba e Cordoba Coupé; la Lexus GS 300; le Daewoo Lanos, Leganza e Matiz, quest’ultima è un remake a cinque porte e passo più lungo del prototipo Lucciola a tre porte proposto alla Fiat come restyling della Cinquecento e ripudiato dalla Casa torinese, oltre alle Magnus, Kalos, Lacetti e Tacuma (di quest’ultima Giugiaro disegnerà gli interni). Non vanno dimenticate le Hyundai Pony, Stellar, Pony Excel, Presto e la Sonata, 1974-1988, la sfortunata De Lorean DMC 12, le Isuzu Piazza, Gemini e Spectrum, le Renault 21 e 19, la Chrysler Eagle Premier, la Subaru SVX, le Daihatsu Move e Mira e soprattutto tutte le auto del cosiddetto “nuovo corso” della Volkswagen degli Anni ’70: la Passat, la Scirocco e la Golf.

Nell’ambito italiano, uno dei più recenti esempi è la Lamborghini Gallardo del 2003. Ma anche la collaborazione con il Gruppo Fiat è stata particolarmente importante, se si pensa alle varie Lancia Delta, Prisma e Thema, alle Fiat Panda, Uno, Croma, Nuova Punto, Punto Cabrio e Grande Punto. Giugiaro, inoltre, ha concepito per la Fiat la Palio, la sua versione a tre volumi Siena, la Palio Weekend, la Idea, le Maserati 4200 GT e Spider e le Alfa Romeo 156 e 159 oltre alla già citata Brera, il cui modello di serie è stato presentato tre anni dopo la creazione del prototipo.

Tra i prototipi di ricerca avanzata per vetture sportive meritano di essere citate: la Bizzarrini Manta, 1968; la Volkswagen-Porsche Tapiro, 1970; la Maserati Boomerang, 1972; l’Audi Karmann Asso di Picche, 1973; la Lotus Etna, 1984; la Ford Maya, 1984; la Ford Aztec, 1988; il progetto Nazca, 1991-1993; la Lamborghini Calà, 1995; l’Alfa Romeo Scighera e Scighera GT, 1997; le Volkswagen W12 Syncro e Roadster, 1997-1998; l’Aston Martin Twenty Twenty, 2001. Giugiaro ha anche esplorato quelle che ama definire delle “ipotesi innovative” in campo automobilistico, come le Lancia Medusa del 1980, e l’Orca del 1982, la Marlin del 1984, la Oldsmobile Incas del 1986, la Machimoto del 1986, la Jaguar Kensington del 1990 e la Lexus Landau, 1994.

La ricerca applicata al rispetto dell’ambiente si è estrinsecata in prototipi come le city car Biga, 1992, e la già citata Lucciola, 1993, ibridi a trazione elettrica. Grande successo di critica hanno ottenuto le Bugatti EB 112 del 1993, EB 118 del 1998, EB 218 del 1999 e EB 18/3 Chiron del 2000. Sul tema delle cosiddette space wagon, Giugiaro si può definire un precursore, avendo sviluppato negli anni il tema con modelli come l’Alfa Romeo Taxi per New York Taxi del 1976, la Lancia Megagamma del 1978, la Capsula del 1982, la Together del 1984, l’Asgard del 1988, la Columbus del 1992 e la Structura del 1998.

Non sono mancati neppure i modelli commemorativi, come quello presentato al Salone dell’Auto di Ginevra del 2003, da Giorgetto Giugiaro e da suo figlio Fabrizio, diventato styling director della Italdesign: insieme hanno presentato la Chevrolet Corvette Moray che voleva costituire una sorta di loro omaggio ai cinquant’anni della Chevrolet Corvette, modello leggendario nella storia dell’auto sportiva americana. In questo filone si innesta nel 2004 l’Alfa Romeo Visconti, ipotesi di ammiraglia della Casa del Biscione visconteo dall’architettura innovativa e di cui è già ipotizzata anche la produzione in serie a livello industriale. La Visconti utilizza la stessa piattaforma della 156 e della Brera di serie.

Per ricordare la figura di Giovanni Agnelli, in occasione del centenario del Salone di Ginevra, lo scorso anno Giugiaro (che aveva firmato la nuova Croma) ha voluto proporre una versione di questa auto potenziata e caratterizzata sotto il profilo estetico: così è nato il prototipo Croma 8V. Nell’occasione l’Italdesign ha proposto la Nessie, un prototipo sviluppato in collaborazione con Mitsubishi. Si tratta di un Suv coupé a due volumi e mezzo, potente ma ecologico grazie al fatto di montare un motore alimentato ad idrogeno.